Giovedì 24 Gennaio 2019 | 03:39

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Pertosse e varicella le famiglie in allarme

Pertosse e varicella le famiglie in allarme
di ANTONELLA FANIZZI

BARI - Fuori dalle aule e sulle chat è l’argomento più ricorrente. A mettere in allarme le famiglie non sono i mali di stagione, non è l’influenza, ma il possibile contagio da malattie infettive. Ogni giorno c’è qualche banco vuoto soprattutto nelle materne e elementari: molti bambini restano a casa per la pertosse o la varicella.

Le mamme che hanno anche altri figli con meno di tre anni sono preoccupate. Così parte il sondaggio fai da te: nella nostra classe ci sono bambini che non sono stati vaccinati?

Il punto è proprio questo. Cominciano a manifestarsi i contraccolpi della campagna antivaccinazioni che ha convinto una percentuale crescente di famiglie a non rendere immuni i piccoli da poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse, parotite, rosolia e Haemophilus influenzae b (Hib). Tra queste, le prime quattro sono considerate vaccinazioni obbligatorie. Le somministrazioni vengono divise in più dosi da rilasciare di solito dopo 3, 5 e 11 mesi di vita. Negli anni a seguire si fanno i richiami che servono per assicurare il rinnovo della copertura contro il virus.

Domenico Lagravinese, direttore del dipartimento di prevenzione della Asl di Bari, conferma: «La diffusione delle malattie infettive, seppur sotto controllo, è in aumento. È esagerato quindi parlare di epidemia. I dati in nostro possesso registrano una crescita del fenomeno, anche se non rispecchiano in maniera fedele quello che si sta verificando perché i pediatri, seppur abbiano il dovere di notificare i casi all’Ufficio igiene, spesso non lo fanno o adempiono a quest’obbligo con ritardo».

Lagravinese comunque ci tiene a precisare: «Non ci sono scuole più a rischio rispetto alle altre. Le patologie non sono aggregate, ma coinvolgono, con numeri contenuti, molti istituti». La Asl ha però deciso di mantenere alta la soglia di guardia: «Stiamo cercando - dice Lagravinese - di investire nella comunicazione. A settembre scorso abbiamo incontrato le infermiere e le dottoresse degli uffici di igiene: sono loro che parlano con i genitori. Abbiamo chiesto ai nostri dipendenti di tranquillizzare le famiglie che hanno paura delle eventuali complicanze legate ai vaccini, per ribadire piuttosto che scendere sotto la soglia minima di copertura significa perdere via via la protezione della popolazione nel suo complesso. Siamo inoltre in contatto con i pediatri e con i medici di base».

I vaccini contro la varicella, il morbillo, la rosolia, il pneumococco, il meningococco non sono obbligatori ma consigliati, perché - secondo i medici - proteggono da malattie che possono essere gravi e dalle possibili complicazioni. Contrarre un virus in forma lieve oppure acuta condiziona il decorso della malattia a casa oppure in ospedale. Da gennaio in poi la Asl di Bari ha predisposto un calendario di appuntamenti nelle scuole.

Intende percorrere la medesima strada pure il Comune. Anticipa l’assessore alla Pubblica istruzione Paola Romano: «Non abbiamo segnalazioni di particolari criticità, ma vogliamo capire perché i genitori hanno meno fiducia nella scienza. Stiamo elaborando un progetto rivolto agli alunni e ai genitori per portare le buone prassi sanitarie nelle scuole».

Un tempo i bambini non vaccinati non potevano essere iscritti a scuola e i genitori venivano segnalati ai Tribunali dei minori. Oggi non è più così. Il rifiuto non compromette la scolarità del bambino, anche se il genitore viene richiamato periodicamente dalle autorità sanitarie nella speranza che cambi idea.

È sensibile alla problematica anche Ludovico Abbaticchio, presidente regionale del Sindacato medici italiani e consigliere nazionale dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco: «Sosteniamo il valore delle vaccinazioni, incluse quelle contro l’influenza per i soggetti a rischio. I medici nei propri ambulatori stanno svolgendo una costante informazione. La comunicazione trasparente e continua sulla sicurezza dei vaccini, soprattutto con gli operatori sanitari, rappresenta una sfida quotidiana ed è di fondamentale importanza per continuare a infondere fiducia nelle vaccinazioni. Il ruolo dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta sono strategici per rassicurare i cittadini. Chiediamo la collaborazione dell’assessorato regionale alla Salute e delle Asl per attivare sistemi di comunicazione utili a facilitare la conoscenza dei vantaggi da parte delle famiglie. La copertura vaccinale in Italia è al limite della soglia di sicurezza».

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