Venerdì 18 Gennaio 2019 | 06:17

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Escort, legale fratello di Gianpi «Macchè prostituzione, diritto a libero uso proprio corpo»

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 (di Isabella Maselli)
BARI – Le donne che andavano alle serate nelle residenze di Silvio Berlusconi non lo facevano per prostituirsi, indotte e sfruttate da qualcuno, ma per "rivendicare il diritto alla propria libertà personale e all’utilizzo del proprio corpo". Con l’arringa del legale di Claudio Tarantini, l’avvocato Gaetano Castellaneta, sono cominciate oggi le discussioni dei difensori dei sette imputati nel processo escort, accusati di aver reclutato decine di ragazze perchè si prostituissero con l’ex presidente del Consiglio e con altri esponenti del mondo politico e imprenditoriale fra il 2008 e il 2009.

Claudio Tarantini, fratello di Gianpaolo, è l’unico imputato per il quale il pm Eugenia Pontassuglia ha chiesto l'assoluzione. Il suo difensore ha rimarcato "l'estraneità" del suo assistito alle accuse contestate nel processo, spiegando tra l'altro che le ragazze definite dalla procura "escort" cercavano in quelle serate "opportunità di lavoro, rivendicando il diritto di utilizzare la propria immagine".

Estranei alle accuse sarebbero anche, stando alle discussioni dei loro legali, le attrici Francesca Lana e Letizia Filippi, e il pr milanese Peter Faraone. Francesca Lana, che rischia una condanna a 18 mesi di reclusione, è accusata di aver indotto l'amica Manuela Arcuri a prostituirsi con l’ex premier, ma il suo avvocato, Massimo Caria, ha spiegato che "erano semplicemente due ragazze che volevano andare a casa di un uomo potente, ricco, proprietario di tutte le reti Mediaset, sperando che si sarebbe poi ricordato di loro con un incarico professionale".

"Nessun riscontro probatorio" ci sarebbe anche nei confronti di Letizia Filippi (che rischia due anni di reclusione) secondo il suo difensore, l’avvocato Michele Avallone. Ha chiuso l'udienza l’arringa di Andrea Locatelli, legale di Faraone, accusato di quattro episodi di favoreggiamento della prostituzione di nove donne, fra le quali l’ex olgettina Barbara Guerra e la show girl Sara Tommasi, e anche di associazione per delinquere insieme con Gianpaolo Tarantini e Massimiliano Verdoscia. Secondo il difensore del pr milanese, che rischia sei anni di carcere, "l'ipotesi di un’associazione per delinquere di cui avrebbe fatto parte Faraone è costruita su steli di cristallo".

Il processo proseguirà il 9 novembre prossimo con le discussioni dei difensori di 'Gianpì, Verdoscia e Sabina Began, la cosiddetta 'ape reginà delle feste dell’ex premier (per loro sono stati chiesti rispettivamente otto, sei e tre anni di reclusione).

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