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FRANCESCO PETRUZZELLI
BARI - Un’intera comunità ne parla: «Il nostro parroco è stato minacciato di morte». Il diretto interessato però smentisce: «Nulla di tutto questo». Ma gli elementi per un caso che farà discutere ci sono tutti: da un lato lui, don Mimmo Chiarantoni, dall’altro i suoi detrattori che non avrebbero per nulla gradito la nuova impostazione low cost data dal comitato organizzatore alla festa patronale di Carbonara. Almeno nella parte meno liturgica. Meno luminarie, niente fuochi d’artificio e cassa armonica assente.

E così all’ombra della statua in processione di San Michele scoppia il putiferio. Si tinge di giallo il consueto appuntamento religioso con presunte minacce di morte al parroco della chiesa matrice Santa Maria della Fonte. Tutto nasce dalla denuncia choc su Facebook di un cittadino che in pochi minuti fa il giro dei social mandando in apprensione l’intera ex frazione: «Un uomo è stato minacciato di morte e diffamato a Carbonara a causa della festa patronale. Quest’uomo, Don Mimmo Chiarantoni, ha denunciato i suoi aggressori. Sono indignato e questa volta non resterò in silenzio. Io sto con don Mimmo. Minacciate anche me». E contattato telefonicamente aggiunge: «Ho la certezza di quello che ho scritto, ma non posso dire di più».

Il caso in poche ore si arricchisce di altri particolari. E c’è chi giura di aver visto stazionare in pianta stabile attorno alla chiesa una pattuglia della polizia. Una circostanza per molti alquanto insolita e mai verificatasi prima durante le passate edizioni della festa patronale. In realtà la pattuglia, secondo fonti della Questura, era lì ma solo per un normale servizio di ordine pubblico e di prevenzione.

Qualcuno azzarda anche possibili rivalità di quartiere e l’infiltrazione dei clan nello svolgimento della processione, ma don Mimmo taglia corto: «Assolutamente nessuna minaccia, qui a Carbonara il legame tra religiosità popolare e criminalità non c’è. Ci sono state solo un po’ di polemiche per la decisione del comitato di destinare i soldi al concerto di Paolo Belli in piazza e meno alle luminarie. Una scelta che alla fine si è rilevata commercialmente vincente».

Don Mimmo anni fa fu tra i firmatari di un documento di diverse parrocchie italiane, «Meno fuochi d’artificio, più compassione», con il quale si lanciava l’appello a feste patronali più sobrie. Inoltre è anche conosciuto per il suo impegno sui temi della legalità. «La festa di settembre - spiega - l’abbiamo dedicata alle nostre due vittime innocenti di mafia, Gaetano Marchitelli e Giuseppe Mizzi».

Getta acqua sul fuoco anche il presidente del IV Municipio Nicola Acquaviva: «Si è trattato solo di una polemica sulle diverse visioni della festa, tra chi è legato alle vecchie tradizioni e chi invece preferisce i cambiamenti». E oggi a Carbonara, coincidenza della sorte, dopo questo caso arriva la carovana antimafia di Libera.

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