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Regione Puglia, il pasticcio dei precari e del concorso

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BARI - Per il momento è tutto fermo, perché la priorità è il riassorbimento del personale delle Province. Ma sul fronte delle assunzioni, la Regione è in un vicolo cieco: dal 1° gennaio 2017, quando terminerà il blocco imposto dalla legge Delrio, dovrà dare una risposta a oltre 500 persone. Una lista d’attesa che, ad oggi, saturerà ogni possibile chance fino al 2022.Già, perché oltre ai 186 vincitori del maxiconcorso per funzionari, ci sono anche i 350 cosiddetti precari: scelti in gran parte con il sistema delle short-list, entrati negli assessorati, grazie al famigerato comma Ginefra hanno in tasca l’assunzione a tempo indeterminato. Ed è per far entrare loro che la Regione Puglia, almeno per i 5 anni successivi al 2017, non potrà più bandire alcun concorso pubblico: la scelta di Vendola, quella di favorire i precari, penalizzerà una intera generazione.

Nei giorni scorsi è stata Viviana Guarini (M5S) a presentare una interrogazione per chiedere qualche risposta. Ma oggi è impossibile avere alcun tipo di certezza, perché le assunzioni sono strettamente legate al numero di pensionamenti dell’anno precedente. E perché, appunto, c’è di mezzo il riassorbimento del personale delle Province, di cui ancora nulla si può dire: chi viene assorbito in parallelo al trasferimento di funzioni è finanziariamente neutro, chi invece arriverà in Regione in sovrannumero andrà ad erodere il turn-over.

Ma qualche ipotesi è già possibile. I 186 vincitori dell’ultimo concorso saranno i primi ad entrare: la copertura finanziaria esiste nel vecchio piano assunzionale, e per completare l’immissione in servizio serviranno due anni. Subito dopo verranno, giocoforza, i cosiddetti precari, in base al comma 529 che consente la stabilizzazione di chi ha superato i 3 anni con almeno un rinnovo. Si tratta, appunto, di 350 persone.

Cosa accadrà dal 1° gennaio 2017 per i precari? Nel vecchio piano assunzionale c’era la possibilità di spendere circa 2,2 milioni, che bastano per assorbire circa 50-60 funzionari: bisognerà capire quanti di questi soldi dovranno essere utilizzati per il ricollocamento dalle Province. In più si potrà utilizzare un quinto del risparmio proveniente dai pensionamenti del 2016 (il dato non è ancora disponibile). Poi via così, di anno in anno: pur volendo ipotizzare - in maniera ottimistica - 60-70 assunzioni l’anno dal 2018 in poi, per assorbire tutti i precari servirà un quinquennio. E andranno via tutti i soldi disponibili.

Ne consegue, dunque, che gli idonei del vecchio concorso C e del nuovo concorso per funzionari non hanno alcuna speranza di entrare. Nella scorsa legislatura era stata predisposta una legge per favorire i prepensionamenti (i dipendenti della Regione Puglia hanno l’età media più alta d’Italia), così da aumentare la capacità assunzionale: è stata accantonata. Ora sta emergendo un’altra ipotesi: grazie a una norma del Dl 101, le assunzioni della Regione possono «transitare» anche nelle agenzie e nelle Asl. L’idea è una convenzione con gli altri enti interessati, che cederebbero una parte della loro capacità assunzionale per assorbire vincitori di concorso, idonei e precari.

Tutte ipotesi su cui si dovrà misurare l’assessore Antonio Nunziante. Nel frattempo, la Regione sta continuando a garantire le proroghe ai contratti dei precari, e non può fare diversamente: lo impone una norma targata Rocco Palese, e comunque in caso contrario gli interessati potrebbero ricorrere al giudice per vedere riconosciuti i loro diritti.

In questo quadro, la consigliera Guarini parla di «scelte schizofreniche fatte da chi ha governato nella scorsa legislatura e di cui oggi pagano il prezzo centinaia e centinaia di cittadini pugliesi. È necessario assumersi la responsabilità e dare una risposta concreta a chi da ormai troppo tempo attende invano». E che si trova di fronte a una situazione profondamente ingiusta: molti precari hanno partecipato all’ultimo concorso e non sono stati giudicati idonei. Eppure, a differenza di chi si ritrova idoneo in graduatoria, avranno sicuramente un posto di lavoro stabile. [m.s.]

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