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«Discarica sotto i binari» a giudizio Fiorillo (Sud-Est)

«Discarica sotto i binari» a giudizio Fiorillo (Sud-Est)
di GIOVANNI LONGO e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Il gasolio destinato ai treni e l’acqua usata per il lavaggio delle carrozze, piena di residui metallici, finita direttamente nel terreno. E poi i reflui dei bagni dei vagoni, sversati chissà dove. La più importante stazione delle Ferrovie Sud-Est, quella di Bari, fa da coperchio a un’area inquinata di cui nessuno ancora conosce il potenziale né l’esatta estensione: si sa solo, di certo, che idrocarburi e manganese hanno inquinato anche la falda e i suoli circostanti. Un’altra bomba ecologica nel centro di Bari. Un’altra indagine sulla linea ferroviaria più disastrata d’Italia.

L’amministratore unico delle Sud Est, Luigi Fiorillo, già indagato a Bari per truffa ai danni dello Stato e false fatture, e a Firenze per turbativa d’asta, dovrà infatti rispondere in Tribunale delle violazioni al Testo unico dell’ambiente. Il pm Baldo Pisani ha infatti emesso un decreto penale di condanna per l’esercizio di una discarica abusiva all’interno della stazione e perché le colonnine di distribuzione del carburante non sono dotate di sistema di recupero dei vapori né di «stop» automatico: il decreto è stato opposto, dunque Fiorillo dovrà ora affrontare un processo. Ma la stessa procura di Bari sta valutando altre due ipotesi di reato, a carico di Fiorillo e di un altro dirigente delle Sud-Est, per getto pericoloso di cose: durante un sopralluogo della Polizia provinciale sono state evidenziate «aree non pavimentate, dove si avvertiva un forte odore di gasolio, sporcate da sversamenti di idrocarburi provenienti dalle diverse colonnine per il rifornimento del carburante, sprovviste del prescritto cordolo di contenimento».

La stazione delle Sud-Est sorge su un’area di 4 ettari, sull’estramurale Capruzzi di Bari, a poca distanza dal centro cittadino ma soprattutto a un tiro di schioppo dalla ex Fibronit, il vero buco nero ambientale della città. E il guaio combinato dalla società ferroviaria è stato scoperto praticamente per caso, quando tre anni fa un costruttore (si veda l’articolo in basso) ha cominciato gli scavi su un suolo attiguo ed ha scoperto che sotto pochi centimetri di terra c’erano centinaia di litri di idrocarburi e metalli - soprattutto manganese - in concentrazioni «sospette». Ci è voluto poco per capire che l’inquinamento veniva dall’altro lato del muro: il manganese si trova nei dischi dei freni dei treni, che vengono lavati con getti d’acqua ad alta pressione. Quell’acqua dovrebbe poi essere trattata da un depuratore e quindi portata in discariche specializzate: ma questo, secondo gli accertamenti svolti dal personale di polizia giudiziaria, non avveniva. Anzi: nel 2013, quando è avvenuta la contestazione, si è accertato che l’ultimo conferimento ad una società specializzata era avvenuto 3 anni prima.

L’aspetto penale, in questa storia, è però secondario, e d’altro canto stavolta l’amministratore unico Fiorillo risponde per colpa altrui e forse anche per ciò che ha fatto chi lo ha preceduto. Cosa c’è sotto la stazione delle Sud-Est? Nessuno può dirlo con certezza, perché non è possibile - come ha fatto il costruttore confinante - togliere i binari e scavare per 15 metri, fino alla roccia. Ciò che si può dire è che secondo i documenti della Polizia provinciale, che ha trasmesso gli atti alla Procura di Bari, il sopralluogo effettuato insieme ai tecnici dell’Arpa ha dato risultati allarmanti nonostante nel 2013 la stessa Sud-Est abbia avviato alcune azioni di messa in sicurezza. «Il terreno - secondo i documenti - era contaminato da idrocarburi nella zona lavaggio carrozze e nella zona rifornimenti delle locomotrici con persistente odore di gasolio».

A luglio 2013 la Regione, nel più assoluto silenzio, ha approvato il piano di caratterizzazione presentato dalle Sud-Est: il documento dice che nell’area della stazione sono state superate le concentrazioni soglia di contaminazione da idrocarburi e metalli sia nei suoli che nella falda. La società si è impegnata ad installare alcuni skimmer (disoleatori) e pompe sommerse, ma è come tentare di svuotare la vasca da bagno con la cannuccia. L’ultima parola adesso spetta ad Arpa, che deve validare i risultati del piano: poi dovrà essere effettuata una analisi di rischio per capire che tipo di misure servono per una bonifica definitiva. Ciò che è avvenuto - spiegano i tecnici - non è molto dissimile, seppur in proporzioni molto maggiori, da quello che si trova quando si demolisce un vecchio distributore di benzina.

A marzo scorso, però, la Città metropolitana - esprimendosi sul procedimento che riguarda il suolo confinante - ha messo nero su bianco che l’inquinamento è responsabilità delle Sud-Est. L’azienda si difende incolpando «possibili sversamenti avvenuti in passato, di gasolio, olio lubrificante e acque di lavaggio industriali», ai tempi della gestione commissariale, quando c’erano «carenze legislative in materia di tutela ambientale». «Non ci sono pericoli per le persone - garantisce comunque il direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato - perché l’esposizione umana agli inquinanti è praticamente nulla. Dal punto di vista ambientale, però, siamo di fronte a una criticità e bisogna assumere ogni cautela».

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