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Teatro Petruzzelli, riesplode la «bomba» dell’esproprio

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di Ninni Perchiazzi

BARI - Dopo la distruzione e le ferite inflitte dal fuoco anche un po’ d’acqua fuoriuscita da una tubazione difettosa, nell’immaginario cittadino, ha preso le sembianze di un’inondazione. Assorbito - è il caso di dirlo - lo spavento domenicale nel giro di un paio d’ore, il teatro Petruzzelli ha ospitato le manifestazioni in programma come se nulla fosse accaduto, mentre negli uffici di via Sordi stracci, secchi e ramazze, servivano a cancellare i segni dell’allagamento. Ridimensionato l’evento, torna di attualità (semmai fosse mai passato di moda) il tema della proprietà e del futuro del Politeama costruito all’inizio del secolo scorso.

Non è un caso che gli uffici comunali - Avvocatura e Direzione generale - siano da qualche tempo al lavoro in cerca di una soluzione più difficile, complicata e preziosa del Santo Graal. Da un lato le sacrosante istanze della famiglia proprietaria del Petruzzelli, dall’altro le esigenze dell’unico Ente lirico nazionale a non poter annoverare il teatro tra i propri beni patrimoniali. Con tutto ciò che ne consegue in termini di gestione. Nel bel mezzo, un tentativo di esproprio (fallito per carenze procedurali come da pronuncia della Cassazione) e un protocollo d’intesa, in parte disatteso, che aleggia come un fantasma. È l’accordo del 2002, firmato da Enti locali e Governo, che sancisce l’acquisizione del teatro al patrimonio dell’allora istituenda Fondazione, la ricostruzione poi completata nel 2008 e il pagamento (mai effettuato) di 500mila euro all’anno per 40 anni alla famiglia Messeni Nemagna.

Non sono del tutto casuali le parole pronunciate a margine dell’incidente dell’altra mattina dal presidente della Fondazione Gianrico Carofiglio. «È un piccolo incidente che però ripropone il problema di risolvere al più presto la questione legata alla proprietà e quindi alla gestione dell’intero immobile», ha detto, mentre il sovrintendente Massimo Biscardi col suo consueto understatement inglese si è affidato ad un esempio quantomai calzante. «È come se qualcuno fosse responsabile della sicurezza di una casa senza tuttavia avere la disponibilità di tutte le stanze».

Ma torniamo alla mission dell’amministrazione cittadina che deve fare i conti con una serie di variabili complesse, non ultima una sentenza dei giudici baresi che nei mesi scorsi ha di fatto ribadito la validità del famoso protocollo ideato dall’allora vicesindaco Egidio Pani e dal sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi (poi siglato dal suo successore Nicola Bono). Così, a Palazzo di Città si starebbe ragionando nell’ottica di trovare un accordo definitivo e risolutivo, che consideri istanze e ragioni dei Messeni Nemagna, magari bypassando lo stesso protocollo. D’altronde la strada di una ulteriore procedura di esproprio appare quantomai impervia ed in salita. Il motivo? La difficoltà nell’individuare l’essenziale requisito della pubblica utilità, attuale invece dieci anni fa per effetto della necessità di ricostruire l’immobile, operazione alla quale ha provveduto lo Stato.

Ma i rebus ancora senza risposta sono anche altri, come ad esempio la validità o meno della delibera di consiglio comunale del 2010 (amministrazione Emiliano) tramite la quale si annette il teatro al patrimonio comunale. Se così fosse - e quindi il politeama fosse già di proprietà pubblica - perché lo stesso governatore regionale avrebbe chiesto al ministro Dario Franceschini, nella sua recente visita a Bari, di provvedere alla definizione della proprietà del Petruzzelli (attraverso un nuovo esproprio)?

Dubbi, domande senza (o con troppe) risposte, controversie, liti e polemiche rendono la vicenda Petruzzelli, di volta in volta, una matassa sempre più inestricabile. Trovare l’intesa con la famiglia appare l’unica via possibile, con la buona volontà di tutte le parti in causa.

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