Martedì 25 Giugno 2019 | 01:26

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di Luca Natile

BARI - Noi i ragazzi dello zoo di Bari Vecchia che picchiamo gli africani! Hanno quattordici, quindici, sedici anni e il diavolo in corpo. Sono i figli della strada, canaglie con la faccia sporca. Si sentono al centro del mondo. Le strade dei quartieri Murat, San Nicola, Libertà e Madonnela spesso diventano per loro una specie di arena, dentro la quale si sentono invincibili, dei capi, gente di cui aver paura. Venerdì sera tra Piazza del Ferrarese e Piazza Mercantile hanno aggredito con calci e pugni un ragazzo africano, probabilmente solo per il gusto di vederlo sanguinare. Lui non aveva fatto nulla, ma poco importa. Lo hanno messo in mezzo perchè è nero, perchè è straniero, perchè alle 22 di un venerdì sera di metà ottobre, nel cuore della movida, una comitiva composta da una quindicina di ragazzini dei vicoli, ha deciso che era giunto il momento di dare una lezione agli stranieri colpevoli per il colore della loro pelle, per la loro lingua diversa, per essere venuti in Italia a invadere il loro spazio, le loro piazze.

Si perchè la vittima dell’aggressione non era sola ma in compagnia di altri quattro amici, ragazzi di colore che non hanno avuto il coraggio di intervenire in difesa del loro amico. Sono fuggiti quando è arrivata la Polizia e questo puo’ voler dire una sola cosa: non erano in regola con i permessi di soggiorno. Il primo a dileguarsi è stato il ragazzo preso a pugni e calci dal «branco» di adolescenti che stando al racconto di alcuni testimoni avrebbe agito in maniera premeditata, provocando la piccola comitiva di stranieri, poi prendendo di mira il più debole, con lo scopo preciso di aggredirlo. Al primo cenno di reazione gli si sono fatti intorno, numerosi come cavallette e giù botte.

Nello sbigottimento generale, i giovani aggressori hanno continuato fino a quando tra i tanti spettatori, alcuni spaventati, altri indifferenti, si sono fatti avanti in due per difendere il malcapitato. Un ragazzo e una ragazza che hanno apostrofato alcuni dei giovanissimi aggressori, invitandoli a farla finita. La risposta, in dialetto barese, è stata simile al ringhio di un cane idrofobo: «Finiamo con lui e cominciamo con voi». La ragazza si è messa in disparte ed ha telefonato al 113. Dopo pochi minuti il suono delle sirene ha riempito l’aria e il «branco» è sparito. Alcuni di quei ragazzini sono stati inghiottiti dal buio dei vicoli, altri si sono mischiati alla folla. La vittima dell’aggressione e i suoi amici, che fino a quel momento avevano assistito impotenti al pestaggio, probabilmente per il timore di essere sopraffatti ma anche di mettersi nei guai reagendo, sono corsi via a loro volta.

Quando gli agenti sono arrivati in Piazza del Ferrarese hanno visto il gruppo di migranti fuggire e istintivamente gli sono corsi dietro. Non potevano distinguere, mimetizzati tra gli avventori della movida quei farabutti, responsabili di quanto era appena accaduto. La storia finisce quì. I mattinali delle forze dell’ordine non la raccontano perché dell’aggressione restano solo una serie di testimonianze parziali. Vittime e carnefici sono svaniti nel nulla.

Dagli ultimi rapporti della Direzione Investigativa Antimafia emerge un preoccupante incremento di crimini, anche violenti commessi da minori organizzati in branco o in baby gang che emulano le organizzazioni criminali «adulte», scimmiottandone la struttura gerarchica, i codici di condotta, il lessico, il vestiario e, soprattutto, le tecniche vessatorie. Sono state aggressioni a sfondo razziale compiute da giovani violenti, quelle dello scorso agosto, a due venditori ambulanti. Clamoroso il caso di Mehmood Arshad, 34 anni, sposato, tre figli, pakistano, da 15 anni in Italia, preso a calci e pugni nella piazzetta di Torre a Mare da una decina di debosciati per due «cover» da pochi euro. Prima di lui era stata la volta di un ambulante di origini africane, aggredito in largo Adua da tre bulli e soccorso da alcuni passanti.

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