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Bari, un lavoro stabile per sette ragazzi Down

di LEO MAGGIO
Bari, un lavoro stabile per sette ragazzi Down
di LEO MAGGIO

BARI - Mariangela, Renata e Francesca sono solo alcuni degli ultimi giovanissimi con sindrome di Down a muovere i primi passi nel mondo del lavoro. «Un futuro più indipendente è un futuro possibile» recita lo slogan della Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down, in programma oggi in oltre 200 piazze d’Italia, quest’anno dedicato al tema dell’autonomia. Un’autonomia che, per i ragazzi con sindrome di Down, si realizza soprattutto attraverso l’inserimento nel mondo del lavoro, un percorso possibile grazie anche ad una serie di progetti messi in campo dall’Aipd, l’Associazione italiana persone Down.

Nel rapporto lavoro-sindrome di Down, Bari con la sua provincia sembra aver rotto da tempo il tabù del pregiudizio. C’è ancora tanta strada da fare ma sono già sette i contratti a tempo indeterminato attivi per lavoratori con la sindrome di Down, regolarmente impiegati nella grande distribuzione come Penny Market e Mc Donald’s ma anche nei centri di consulenza fiscale come il Mcl, mense ed uffici. Nuovi tirocini formativi, inoltre, sono stati avviati presso Ikea, Bacio di Latte e nella cooperativa Socialia, titolare della gestione dei servizi del centro anziani Opera Don Guanella, dove le giovanissime Mariangela e Francesca hanno superato brillantemente il loro primo colloquio di lavoro.

«Ho visto nelle due ragazze molta determinazione - commenta Antonio Cantoro, responsabile gestionale della cooperativa Socialia -. Gli anziani hanno accolto Francesca e Mariangela con grandissimo affetto ed entusiasmo. Come cooperativa sociale concepiamo il nostro lavoro come una rete di realtà sociali che operano sul territorio - spiega Cantoro - aperti a collaborare con associazioni come l’Aipd, da anni impegnata per l’inserimento lavorativo dei ragazzi con sindrome di Down».

Percorsi umani e professionali, dunque, che si intrecciano lungo la strada verso l’autonomia delle persone con sindrome di Down grazie anche alle finalità del progetto «Lavoriamo in rete. Percorsi di inserimento lavorativo nei territori del Sud», promosso dall’Aipd e sostenuto dalla Fondazione «Con Il Sud», con l’obiettivo di favorire l’inserimenti lavorativi dei ragazzi con sindrome di Down. Il progetto prevede una serie di azioni mirate tra consulenza, informazione, percorsi di formazione per familiari, percorsi di orientamento e formazione per giovani con sindrome di Down, azioni di sensibilizzazione del mondo aziendale ed istituzionale, nonché monitoraggio e tutoraggio in situazione e l’avvio di nuovi servizi di inserimento lavorativo presso le sezioni che ne sono sprovviste.

Prima dell’avvio dei tirocini formativi, grazie a questo progetto, quindici ragazzi con sindrome di Down delle sezioni Aipd di Bari, Potenza, Matera, Foggia e Lecce hanno partecipato all’ultimo corso di orientamento al lavoro tenuto da Andrea Sinno e Monica Berarducci, responsabili del nazionali del progetto Aipd. «Lo scopo è stato quello di promuovere la costruzione delle condizioni pre-lavorative funzionali ad un futuro inserimento - spiegano in una nota i responsabili -. Un’occasione per confrontarsi con altri giovani con sindrome Down che già hanno trovato un’occupazione».

Ma per quanti siano i passi avanti mossi delle persone con sindrome di Down verso il raggiungimento dell’autonomia e dell’integrazione nella dimensione del lavoro, non mancano situazioni ancora difficili da sopportare. Come quel che è avvenuto poche settimane fa nella mensa di un noto centro di distribuzione a pochi chilometri da Bari, dove l’inserimento lavorativo di due ragazzi con sindrome di Down ha subìto un brusco stop a quasi 24 mesi di tirocinio attivato ai sensi della 68/99. Simona e Leo si sono visti interrompere all’improvviso la loro esperienza di lavoro proprio quando, secondo la convenzione in essere, avrebbe dovuto tramutarsi in un contratto a tempo indeterminato.
«Non ci sono le condizioni economiche per farlo» sarebbe stata la motivazione dell’azienda che, intanto, ha messo fuori i ragazzi senza aver nemmeno restituito loro tutti i rimborsi-spese previsti dalla legge per il lavoro svolto.

Duro il commento dell’Aipd: «La precarietà attuale del mercato del lavoro è un dato di fatto ma un’azienda non può così facilmente sottrarsi agli obblighi previsti dalla convenzione – dichiara l’Aipd – L’azienda non può accorgersi dopo quasi 24 mesi di tirocinio che non ci sono le condizioni economiche per assumere due giovani che si sono impegnati e che avevano investito tutto nel loro lavoro».

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