Martedì 22 Gennaio 2019 | 13:25

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Nella trappola mortale del vecchio Carrefour   degrado e pericolo a Bari

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di Annadelia Turi

BARI - «Si trasmette quanto in allegato al fine dell’adozione dei provvedimenti necessari per la tutela della pubblica e privata incolumità». Poche righe protocollate martedì 6 ottobre a firma del comandante della polizia municipale Stefano Donati e indirizzate a due ripartizioni: urbanistica ed edilizia privata e infrastrutture, viabilità ed edilizia pericolante. L’oggetto? La grave situazione di degrado, ma soprattutto il pericolo per la pubblica incolumità, in cui versa l’ex sede dell’ipermercato Carrefour in viale Biagio Accolti Gil tra il San Paolo e la zona industriale.

L’insidia - Cinque anni dopo la chiusura di una realtà commerciale che ha generato prima e cancellato poi centinaia di posti di lavoro, finalmente qualcosa si muove per evitare che ci scappi il morto. E il rischio, da qualche mese a questa parte, si fa sempre più reale. La struttura, messa in piedi con un investimento di oltre 20 miliardi di euro (dei quali dieci di fondi pubblici) oggi è ridotta ad un rudere che rischia di trasformarsi in una trappola mortale per chi decida di entrarci.

Osservando il capannone dall’esterno sembra che il tempo si sia fermato al 2009, anno in cui il centro commerciale ha chiuso i battenti dopo aver accumulato perdite per 15 milioni di euro. Ci sono ancora i cartelli di benvenuto e arrivederci oltre a quelli che indicano le zone di parcheggio. Tutt’intorno sterpaglia e molte palme ormai morte. Le saracinesche sono arrugginite e distrutte, per terra un tappeto di vetri in frantumi.depredato Percorrendo una di quelle che un tempo era la rampa di accesso ai parcheggi ci imbattiamo in una scritta «I<3KADDOUR visualizzato alle 22.34» . Il sospetto, a detta di alcuni esperti, è che qualcuno abbia utilizzato questa struttura per strani incontri.

Oltrepassiamo una saracinesca divelta. Nei locali dell’ex centro commerciale lo scenario è terrificante: tutto è stato portato via negli innumerevoli atti vandalici che si sono susseguiti negli anni. I ladri si sono impossessati di estintori, cabine e impianti elettrici e persino dei tombini al posto dei quali oggi ci sono profonde e pericolose voragini: se distrattamente un piede finisce in una di queste botole si rischia di fare un volo di oltre dieci metri. Così come si rischia la vita attraversando esternamente la struttura ormai priva delle griglie zincate antincendio: anche quelle sono state portate vie da ladri e vandali. Capitolo a parte meritano i furti di cavi di rame: l’ultimo risale al 2009 quando i carabinieri arrestarono tre uomini sorpresi a portare via 130 chili di materiale.

Terra di nessuno - Passando su un tappeto di pannelli in plexiglass (resti di vecchie insegne) e vetri rotti arriviamo al primo piano, un tempo zona riservata ad alcuni uffici, all’ipermercato e ad una parte della galleria dei negozi. All’ingresso troviamo documenti importanti buttati per terra come ad esempio libretti sanitari e di rischio, ricevute aziendali e faldoni dedicati alla normativa antincendio. In una piccola stanza, forse per un po’ di tempo rifugio di qualche persona in fuga, ci sono resti bruciati di un materasso e di un piccolo mobile.

Qualche metro più in la, scavalcando un muretto, entriamo in una piccola stanza messa a soqquadro. All’interno c’è una cassaforte mai aperta e per terra telefoni, computer, resti di monitor, altri documenti e scaffali rotti. Stesso scenario in altri corridoi completamente ricoperti di rifiuti di ogni genere compresa l’area dedicata alla scala mobile oggi ridotta ad un ammasso di lamiere e resti.

Ma chi sono i proprietari? - L’area è tuttora di proprietà della Inserco Srl, la società di Martignacco, in provincia di Udine, un tempo leader in Italia nell’acquisto e nella riqualificazione di aree urbane per la realizzazione di centri commerciali. Le condizioni economiche dell’azienda sono un disastro, e carte sono finite nel tribunale di Udine per una procedura di fallimento, come conferma l’ultima visura camerale. È la stessa società alla quale il Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale si rivolge con una raccomandata datata 15 dicembre del 2014 chiedendo (a seguito di una segnalazione del settore servizi II zona della polizia municipale) di rimuovere i rifiuti e di mettere in sicurezza l’intera area. Invito che evidentemente è rimasto solo sulla carta visto lo stato in cui è attualmente la struttura.

Oggi, dunque, sono i rischi per la pubblica incolumità (più che la mole di rifiuti) a preoccupare il comandante della polizia municipale Donati il quale ha garantito che seguirà da vicino la vicenda.

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