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Sanità Puglia, giudici Bari: reati prescritti per Greco e Tarantini

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 BARI – Quelle 11mila intercettazioni telefoniche alla base delle accuse avanzate dalla Procura di Bari nei confronti dell’ex deputato ed ex consigliere regionale pugliese Tato Greco e dei fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini erano utilizzabili, ma è troppo tardi per rifare il processo perchè i reati sono ormai prescritti.

E’ quanto scrivono in sintesi i giudici della Corte di Appello di Bari nelle motivazioni della sentenza con cui nel luglio scorso hanno confermato l’assoluzione "perchè il fatto non sussiste" per sei imputati, i fratelli Tarantini, Greco e tre medici, nell’ambito di uno dei processi sulla gestione della sanità in Puglia. I fatti contestati si riferiscono agli anni 2001-2004.

La sentenza di assoluzione del primo grado era basata in maniera determinante sulla dichiarata inutilizzabilità delle intercettazioni. I giudici dell’appello hanno condiviso il ricorso della procura generale, dichiarando quelle intercettazioni utilizzabili ma sottolineando la prescrizione dei reati, associazione per delinquere e falso, che rende "del tutto irrilevante – scrivono nelle motivazioni – la pur fondata questione pregiudiziale proposta".

Le telefonate in questione avrebbero provato, secondo l'accusa, i coca-party nella villa di Giovinazzo di Gianpaolo Tarantini, tra il luglio 2002 e il febbraio 2003, e tutti i collegamenti fra l’imprenditore e Tato Greco. I fratelli Tarantini e il politico, secondo la Procura, avevano costituito un’associazione a delinquere che influenzava i vertici delle aziende ospedaliere pugliesi nell’acquisto dei prodotti sanitari commercializzati dalle società dei due imprenditori. Tutte le accuse non più provabili in un processo perchè i reati sono caduti in prescrizione.

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