Martedì 22 Gennaio 2019 | 08:58

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Monopoli, mistero al castello al lavoro «acchiappafantasmi»

di EUSTACHIO CAZZORLA
Monopoli, mistero al castello al lavoro «acchiappafantasmi»
di EUSTACHIO CAZZORLA

MONOPOLI - Strani fenomeni paranormali nel Castello? Certo che no, forse sì. Anzi «nì». Per un responso certo bisogna ancora aspettare. Gli esperti del Giap Roma (Gruppo investigativo attività paranormali) stanno ancora analizzando le registrazioni audio. Ad occhio e orecchio nudo però nessuna anomalia. Ma gli strumenti in dotazione ai 5 esperti del Giap Roma che hanno analizzato la presenza di entità e anomalie (ormai nessuno più li chiama fantasmi) nel Castello, qualcosa hanno rilevato. Con il Giap anche un nostro osservatore di fiducia che ha raccontato di una visita suggestiva a luci spente negli ambienti sotterranei del Castello e anche al piano superiore.

Davvero emozionante l’ingresso nella fossa dei dannati, un ambiente senza finestre a cui un tempo si accedeva da una scala d’inciampo, senza una fine, perché s’interrompeva a metà percorso, dopo 9 gradini. Il condannato veniva spinto giù fino a farlo cadere in quell’ambiente tetro in cui il continuo rimbombo delle onde del mare a lungo andare diventava un’ossessione soprattutto con il dolore per le ossa rotte a seguito della caduta. L’ispezione notturna del Castello, autorizzata dall’amministrazione comunale, da parte dei 5 componenti del Giap, con a capo il fondatore del gruppo Gian Paolo Peroni, sono iniziate qualche ora dopo la conferenza stampa pomeridiana, dalle 21.45 in poi e si sono protratte fino all’una di notte. Maurizio Chionno, l’unico barese del gruppo afferma «non posso dire se il castello è infestato o meno da presenze paranormali, ma ci sono stati dei fenomeni inspiegabili». Il riferimento è all’azzeramento improvviso delle batterie di 3 strumenti proprio in corrispondenza della chiesa di San Nicola in Pinna, poco prima che iniziasse l’indagine. Ed è in quel primo ambiente ispezionato che qualcosa ha rivelato la sua presenza. «In alcuni tratti mi sono sentito osservato - spiega Chionno - come se qualcuno mi seguisse, non credo fosse un semplice effetto della suggestione».

L’analisi del materiale video e audio è ancora in corso. Nessuna traccia della donna con la mazza del tamburo. La principale leggenda del Castello. I colpi di un tamburo si sentono nelle parti basse del Castello e sono riconducibili alle onde del mare che s’infrangono sugli scogli. Davvero suggestivo il passaggio nella zona dell’antico convento poi destinata a cella carceraria. Chi sapeva leggere e scrivere lasciava inciso il proprio nome e la data di inizio della prigionia. C’è un tale Luigi Bellantuono imprigionato nel corso dei moti del 1799. Ma tra le date anche il 1666, il simbolo dei gesuiti (IHS), tal Guerino detto il meschino, Gianni 1746, il germanico Kretsch, Boch Reser 1775, a testimonianza che c’erano anche carcerati stranieri. Con il carboncino le scritte di cognomi ancor oggi monopolitani, Albano, Diroma e Tarantino. E poi c’è una sagoma rilevata dalla termocamera sul vetro della porta della sala della Rivolta al piano superiore del Castello. Per Chionno è «un‘anomalia forte. Quell’ombra non corrisponde a nessuno dei presenti in quella stanza». Se non ci sono fantasmi, però qualcosa d’inspie gabile resta tra le mura dell’antico maniero.

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