Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 19:11

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Dopo l'arresto di settembre
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La storia è una bufala
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Mafia, boss barese pentito rivela il business dei funerali

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BARI – Le prime dichiarazioni rese agli inquirenti baresi dal boss Antonio Di Cosola nella sua nuova veste di collaboratore di giustizia riguardano il business dei funerali. Lo ha reso noto il pm Federico Perrone Capano in un’udienza del processo 'Caro estintò in corso a Bari. Nell’ambito di questo procedimento per Di Cosola la Procura aveva chiesto una condanna a 8 anni e 6 mesi di reclusione per una presunta estorsione, aggravata dal metodo mafioso, per aver costretto gli infermieri in servizio all’epoca (ottobre 2006) nell’obitorio dell’ospedale Di Venere di Carbonara a segnalare il decesso di persone ricoverate alla ditta di Rosa Porcelli (per lei chiesta condanna a 4 anni e sei mesi di reclusione e al pagamento di 2mila euro di multa).

Il tramite fra il boss e gli infermieri sarebbe stato, secondo la Dda di Bari, Pellegrino Labellarte (per lui chiesta la condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione e 2mila euro di multa). Le richieste di condanna erano state avanzate a luglio prima che Di Cosola decidesse di pentirsi.

Oggi in udienza la Procura, con il boss collegato in videoconferenza, ha annunciato alle parti il deposito di un verbale con dichiarazioni di Di Cosola relative proprio a questi fatti, chiedendo l’esame dell’imputato prima della conclusione del processo.

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