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di GIUSEPPE ARMENISE

BARI - «Prevenzione e contenimento della popolazione di cinghiale attraverso catture e altre azioni selettive, che siano però sistematiche in tutto il territorio regionale e continuative nel tempo, con programmi almeno triennali, e operando in maniera sinergica con i servizi veterinari delle Aziende sanitarie locali territorialmente competenti, coinvolgendo tutti gli organi individuati dalla legge per fronteggiare il problema contingente». È la linea di Legambiente, che condivide l’ap - proccio emergenziale con il quale, qualche giorno fa, l’assessore regionale alle Politiche agricole, Leo Di Gioia, ha avviato il confronto con tutte le categorie di portatori di interessi.

I cinghiali, immessi forzatamente in Puglia dalla Romania all’inizio del 2000, sono diventati un problema per la loro grande capacità di proliferazione. Un problema serio e reale per le centinaia di aziende agricole, che continuano a subire ingenti danni alle colture e ai tendoni delle vigne, ma ultimamente anche per la sicurezza delle persone. Attualmente, tuttavia, non esiste ancora un piano di gestione regionale. Se ne è dotato solo il parco nazionale dell’Alta Murgia che quindi è l’unico ente che sta al momento operando, e già da un anno ormai, in un sistema di regole. Ma questo può riguardare solo il perimetro di competenza (77mila ettari fra tredici Comuni) dove sono stati già adottati specifici sistemi di recinzione a protezione delle aziende agricole e zootecniche, di censimento dei cinghiali e della loro successiva, eventuale cattura.

Entro 15 giorni Di Gioia assicura che arriverà una prima risposta organica, riguardante l’intero territorio regionale.
«Dal confronto dei giorni scorsi - spiega Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia - è emersa la necessità di procedere con un intervento organico per arginare il fenomeno e le problematiche connesse alla presenza dei cinghiali e di individuare misure concrete utili a ridurre la densità della popolazione di questa specie animale, al fine di arginare i danni che gli stessi provocano alle colture e alle attività agricole in generale, predisponendo, al contempo, azioni di tutela sanitaria e di prevenzione dei rischi per le persone e per l'incolumità degli automobilisti».

Legambiente ha proposto di intervenire immediatamente con gli strumenti legislativi vigenti. «Infine - dice ancora Tarantini - è necessario pensare ad una filiera che gestisca la presenza dei cinghiali, controllandone l’eccessiva proliferazione, sviluppando sul territorio condizioni idonee per l’utilizzo virtuoso degli animali catturati che, dopo il controllo veterinario, potranno essere introdotti sul mercato, e incentivando, così, una filiera legale di commercializzazione in grado di aiutare l’economia dei territori».

Il consigliere regionale di Forza Italia, Domenico Damascelli, chiede che si proceda secondo un crono programma ben definito delle attività che la Regione intende porre in essere per limitare il fenomeno cinghiali, «che passeggiano indisturbati per le vie cittadine e agricoltori in difficoltà, costretti a vivere un'emergenza prodotta da una gestione non oculata dei controlli sulla riproduzione, che negli ultimi anni è stata inesistente».
«I cinghiali - dice ancora Damascelli - oltre a rappresentare, come è ovvio, un pericolo per l'incolumità pubblica, creano danni esiziali alle colture agricole. È necessario redigere una programmazione seria per monitorare costantemente la riproduzione della specie ed evitare in futuro il ripetersi di tali emergenze che, adesso, potrebbero essere arginate con l'ausilio dei sele-controllori, ovvero un intervento di selezione ad opera di figure autorizzate, formate e che operano con particolari prescrizioni. Ciò che conta, però, è agire subito e concretamente. Attendiamo, perciò, - conclude Damascelli- che l'assessore ci fornisca il piano d'azione della Regione a stretto giro: se non si risolve subito il problema, a breve potremo vedere cinghiali non soltanto nelle periferie cittadine, il che è gravissimo, ma anche in pieno centro urbano».

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