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Tangente da Angelucci Fitto assolto in appello «Soddisfatto ma amareggiato»

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(di Isabella Maselli)
BARI - Gianpaolo Angelucci non finanziò con 500 mila euro il movimento politico "La Puglia Prima di Tutto" per corrompere l'ex ministro Raffaele Fitto, all'epoca presidente della Regione Puglia, e ottenere così l'appalto da 198 milioni di euro per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite.

Lo ha stabilito la Corte di Appello di Bari che ha assolto "perché il fatto non sussiste" Fitto e l'imprenditore romano dall'accusa di corruzione. Quei 500 mila euro sequestrati e confiscati all'indomani della sentenza di condanna del primo grado dovranno essere ora restituiti al movimento politico. Per quella vicenda nel febbraio 2013 il Tribunale di Bari aveva condannato Fitto - per il quale la procura aveva anche chiesto l'autorizzazione all'arresto non concessa dalla Camera - a 4 anni di reclusione, per corruzione, illecito finanziamento ai partiti e un episodio di abuso d'ufficio e lo aveva assolto dai reati di peculato (oggi riqualificato in abuso) e da un altro abuso d'ufficio.

Angelucci, arrestato nel 2006, era stato condannato a 3 anni e sei mesi per corruzione e illecito finanziamento. Oggi la Corte di Appello ha confermato anche l'assoluzione per Fitto da un episodio di abuso d' ufficio, dichiarando la prescrizione degli altri reati contestatigli, l'illecito finanziamento - contestato anche ad Angelucci - e altri due episodi di abuso d'ufficio.

Per questi reati sono però confermati i risarcimenti danni alla parte civile Regione Puglia. Revocate invece le confische per 6 milioni di euro alle società di Angelucci, Consorzio San Raffaele e gruppo Tosinvest. "Azioni di questo tipo, quando incidono così pesantemente sul tessuto economico, forse dovrebbero essere avviate con maggiore prudenza" commenta l'avvocato Gianni di Cagno, difensore di Angelucci.

Al termine del processo di secondo grado, a più di dieci anni dai fatti contestati - fra il 1999 e il 2005 - la vicenda giudiziaria finisce così con due condanne per un episodio di riciclaggio e 21 fra assoluzioni piene e prescrizioni. Fra queste ci sono l'associazione per delinquere e la truffa relativa all'illecita aggiudicazione di appalti milionari nelle Asl pugliesi che costa anche in appello la dichiarazione di responsabilità di due delle dieci società imputate, "La Fiorita" assorbita per incorporazione nella cooperativa "La Cascina" e "Duemila", rideterminando le sanzioni pecuniarie in, rispettivamente, 140 mila e 100 mila euro.

La sentenza sembra non scalfire però, le convinzioni della Procura di Bari, che tramite un comunicato del capo dell'Ufficio, Giuseppe Volpe, considera la decisione di oggi relativa alle prescrizioni una conferma della "fondatezza dell'ipotesi accusatoria". Una dichiarazione che lascia "allibito" il senatore di Forza Italia Francesco Nitto Palma, presidente della Commissione Giustizia, che accusa la Procura di "personalizzare oltremisura una vicenda meramente processuale".

Per i difensori di Fitto, gli avvocati Francesco Paolo Sisto e Luciano Ancora, "tutte le illazioni, tutti i sospetti, tutte la mezze parole su Raffaele Fitto devono lasciare spazio a questa sentenza che ha avuto il coraggio, nonostante il reato fosse prescritto, di dichiararne la insussistenza". Fitto si dice "soddisfatto" e allo stesso tempo "molto amareggiato" con un pensiero a coloro che, familiari e amici, "non hanno mai dubitato della mia onestà".

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