Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 20:49

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Doccia fredda per i 35 dipendenti della Gsa che gestisce i serviziLa doccia gelata è arrivata nelle scorse ore con la convocazione delle sigle sindacali per comunicare l’avvio delle procedure della cassa integrazione in deroga. Venti di crisi al porto di Bari per i lavoratori della Gsa, la società che gestisce in appalto diversi servizi – tra i quali facchinaggio, manutenzione del verde, pulizie, sorveglianza, sicurezza e accoglienza – nelle stazioni marittime San Vito e Terminal Crociere. A provocare questa decisione, che mette in allarme 35 lavoratori con diversi profili professionali, il calo del traffico passeggeri e l’instabilità economica e politica di diverse destinazioni del Medio Oriente e del Nord Africa che hanno determinato un crollo dei flussi turistici rispettivamente del 31 e 20 per cento.

La Gsa motiva l’attivazione della cassa integrazione in deroga partendo dai numeri degli ultimi quattro anni con un fatturato in costante calo, passato dal milione e 700mila euro del 2012 al milione e mezzo del 2014, con previsioni per il 2015 che dovrebbero attestarsi intorno al milione e 300mila euro. In sostanza la diminuzione dei passeggeri ha sensibilmente ridotto i ricavi della società che dal 2010 ha in gestione lo scalo portuale dopo l’era della Bari Porto Mediterraneo offrendo una serie di servizi.

Preoccupati i sindacati ma anche alquanto perplessi. «Questa decisione – spiega Maria Teresa De Benedictis segretario generale della Cgil Bari – ci sorprende dato che il porto di Bari è sempre stato considerato negli ultimi anni tra gli scali portuali più gettonati dalle navi da crociera e dai traghetti. Chiederemo chiarimenti all’azienda».

Ma nelle scorse settimane un’altra doccia gelata si è abbattuta sugli stessi lavoratori raggiunti da una lettera con la quale la società li invita a restituire i compensi, erogati per un errore di calcolo, per i permessi individuali retributivi nelle ultime annualità. In alcuni casi ci sono lavoratori che dovranno restituire anche somme vicine ai 20mila euro. Una circostanza che ha scatenato le proteste delle sigle sindacali che, in una lettera congiunta, hanno diffidato la Gsa ad intraprendere ogni tipo di azione di recupero chiedendo al tempo stesso l’intervento dell’Autorità Portuale. 

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