Lunedì 21 Gennaio 2019 | 01:58

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CARMELA FORMICOLA
BARI - C’è qualcuno che riscuote a domicilio. Entra nel negozio, nel bar, nel locale, di buon mattino o in tarda serata, incassa e va via. Poche parole: chi deve pagare già sa quanto e come. Si paga e basta. A Barivecchia il racket delle estorsioni è più fiorente che mai. Sono sotto estorsione le scagliozzare (a parte quella ben nota la cui figlia si è sposata con il figlio di un noto boss morto in carcere anni or sono) come i titolari dei caffè più chic. Tacendo, ovviamente, dei locali che sono direttamente nelle mani della mala e sono dunque esenti dal pizzo.

Una robusta economia parallela nelle mani di due delle famiglie più in vista della città vecchia, quelle che, alla fine di tutte le guerre (almeno quelle passate, sulle imminenti chi può dire come finirà?) sono rimaste robuste proprietarie della zona. Non fatevi ingannare dalla bellezza del quartiere nicolaiano, dal viavai di croceristi e pellegrini, dalla messe di locali sempre più o meno pieni. Mai come in questo caso l’apparenza inganna: le viscere di Barivecchia sono il solito groviglio di affari e illegalità.

La zona del Castello è nelle mani di un gruppo, l’altro interagisce nell’ampio perimetro della Basilica. Fin quando non ci si pesta i piedi, va tutto bene. D’altronde la «pace» fa bene a tutti e in questa «pace» il racket picchia. Bar e tabaccherie, ristoranti e gelaterie, qualche negozio di oggettistica, alcune salumerie: si paga ogni mese, a seconda del volume d’affari, perché qualcuno riceve «visite» anche una volta a settimana. Piccole somme da 3/500 euro oppure cifre più grosse, anche 1.500 euro mensili. Chi non riesce a consegnare soldi paga in natura, ma questa è una prassi nota a tutti, non solo nella città vecchia. Non dimentichiamo che il fenomeno delle estorsioni non solo è antico ma diffuso. Dal Libertà a Japigia, da Poggiofranco a San Girolamo fino al Murattiano sono innumerevoli le attività commerciali sotto pressione.

Ma nessuno denuncia. Nella città vecchia sembra di essere tornati all’inizio degli anni Duemila, quando la rinascita del quartiere, con il suo improvviso benessere, diede paradossalmente linfa anche alle famiglie malavitose che sui nuovi locali si gettarono come sanguisughe. Un’inchiesta della Procura accese i riflettori sul racket e d’improvviso tutta la città seppe che a Barivecchia il pizzo era l’orizzonte quotidiano. «Pagare poco pagare tutti», era lo slogan. Oggi, a distanza di oltre dieci anni, la situazione non è assolutamente cambiata. Il racket sta rastrellando tutto ciò che può e alle estorsioni nessuno si ribella. Questo «silenzio» d’altronde, connota l’autentica appartenenza mafiosa di una zona: le famiglie, nell’omertà e nella paura, tastano il loro prestigio, la loro potenza.

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