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Bimbi celiaci a rischio diagnosi impossibili a Bari

Bimbi celiaci a rischio diagnosi impossibili a Bari
di Ninni Perchiazzi

BARI - Sos diagnosi per i bambini a rischio celiachia. L’allarme è lanciato dall’Associazione italiana celiachia Onlus, sezione pugliese, alle prese col disagio che coinvolge circa duecento famiglie baresi. «Sono tanti i casi conclamati che necessitano di una conferma scientifica, che non è possibile avere perché all’ospedaletto Giovanni XXIII c’è carenza di anestesisti. Quindi fare l’endoscopia è praticamente impossibile», afferma Michele Calabrese, presidente del ramo regionale dell’associazione, da lustri impegnata sul territorio spesso sostituendosi alla sanità pubblica con volontari e mezzi propri, al fine di aiutare e sostenere pazienti e famiglie alle prese con la malattia che colpisce l'intestino tenue.

«È un problema molto serio, non vorrei dire che è una vergogna per Bari, ma è una lacuna gravissima che un ospedale di riferimento regionale come il polo pediatrico del capoluogo non può avere», incalza il presidente. «Fino qualche mese fa, so per fonti certe che c’erano ben oltre 200 bambini in attesa di poter fare l’esame e quindi poter avere la conferma sulla diagnosi circa la positività alla celiachia - sostiene Calabrese -. A causa della carenza di medici anestesisti, circa la metà delle famiglie ha preferito andare fuori regione a fare l'esame». Anche perché i sintomi sono chiari - si parte con afta e mal di pancia e poi si va avanti con diarrea cronica, stanchezza - e i bambini non possono permettersi tali ritardi nella diagnosi e quindi nella cura. Infatti, non cambiando dieta ed assumendo glutine si possono creare complicanze nella crescita anche molto gravi».

La celiachia è una malattia autoimmune dell'intestino tenue (si verifica a tutte le età) in soggetti geneticamente predisposti, ed è causata dalla reazione alla gliadina (proteina del glutine) presente nel grano e da proteine simili presenti in altri cereali come orzo e segale.

«Come detto, il bambino non diagnosticato in tempi congrui può subire conseguenze pesanti», incalza il presidente, rivelando di aver parlato più volte con Vitangelo Dattoli, direttore del Policlinico e del polo pediatrico, di «un fenomeno che causa perdita di credibilità da un lato e relativo aggravio di costi per le casse regionali». «Dattoli nei mesi scorsi mi ha assicurato che nell'arco di brevissimo tempo, qualche settimana, avrebbe assunto da sei a otto anestesisti, perché il problema investe tutto l’ospedale pediatrico. Non mi sembra che sia ancora successo nulla».

Ma non è finita. Calabrese protesta anche per un altro motivo. «Fino a prima dell’estate, c’era una convenzione tra Asl e associazione che prevedeva la presenza all’ospedale San Paolo (anch’esso centro di riferimento regionale per la la malattia) di una nostra nutrizionista, esperta di problematiche alimentari della celiachia, il cui aiuto era fondamentale per le mamme che spesso non accettano la diagnosi, perché temono di avere un figlio “diverso”», racconta Calabrese. «Ebbene la convenzione è scaduta, ma nessuno si muove per rinnovarla. C’è solo un rimbalzo di responsabilità a livello burocratico, ma nessuna soluzione», asserisce il presidente, che infine mostra qualche dato. «In Italia i celiaci sono 168mila ovvero l’uno per cento della popolazione. A Bari e provincia sono 4mila i casi diagnosticati, 11mila in Puglia. I casi potenziali sono circa 27mila in tutta la regione. È un problema che può espandersi a macchia d’olio», conclude. In attesa degli anestesisti.

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