Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 03:04

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Bari, commando sventra Ipercoop con escavatore rubata cassaforte galleria

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di GIANLUIGI DE VITO

BARI - Un lunedì «grasso», dopo un fine settimana di pioggia che ha rintanato nell’iper la marea dello shopping. Non poteva esserci scelta migliore per sventrare l’ipermercato Ipercoop «Mongolfiera» di Santa Caterina e sradicare la cassa continua con un fiume di soldi. Gran colpo. Studiato in ogni dettaglio. Senza trascurare nulla. E che lascia mille inquietudini.

Dieci uomini, forse più. E comunque un commando bene assortito e non di pivelli che ha recitato la parte alla perfezione. Come nei film. Ha utilizzando un escavatore, ha infranto una delle cinque porte scorrevoli d’accesso. E ha sradicato, all’interno, l’impianto automatico di deposito contanti, attrezzato dalla Banca Popolare di Bari, e utilizzato dai commercianti della galleria negozi per versare gli incassi della giornata.

Ci voleva una miniruspa per estirpare un impianto del genere. E così è stato. Bisognava assicurarsi una fuga senza disturbi. E così è stato: le strade d’accesso al centro del commerciale sono state cosparsa di chiodi a tre punte. Un furgone è stato lasciato di traverso per ritardare l’arrivo delle forze dell’ordine.

È stato un automobilista in transito su strada Santa Caterina ad allertare il 112, poco prima dell’alba. La prima ricostruzione dei carabinieri ferna la lancetta del raid intorno alle quattro. A quell’ora non c’è ancora nessuno che monta in servizio all’interno del centro commerciale. Il commando ha agito con rapidità da Mennea e abilità da Lupin. L’allarme è scattato quando era ormai troppo tardi, a quanto pare. Forse il commando era attrezzato di disattivatori, come negli assalti ai caveau.

La spaccata è copione abusato, purtroppo. Ma quella dell’alba di lunedì è stata spettacolare. Per come è stata organizzata e, soprattutto, per il bersaglio da missione impossibile: non un bancomat esterno, non una cassaforte di una banca all’ingresso, ma un impianto, al centro della parte interna. Bisognava entrarci e scatenare un inferno per imbracare l’impianto e svuotarlo. È andata così. Il commando ha fatto ricorso con molta probabilità alla fiamma ossidrica per bucare l’acciaio e aspirare il denaro.

Quando i carabineiri sono arrivati, l’escavatore e il furgone servito per trasportare la miniruspa, risultato rubato a Monopoli qualche giorno fa, erano lì, come la firma della beffa. La Squadra investigazioni scientifiche dei carabinieri non ha trascurato nulla nei rilievi di rito. Le immagini acquisite dalle telecamere di videosorveglianza sono alleato prezioso.

Ma la paura monta, mista alla rabbia. Non ci sono cattedrali dello shopping a prova di raid.

Cicatrizzare un scacco matto violento come quello di lunedì è davvero più complicato se le ferite non sono solo quelle economiche.

Sono una decina i negozi della galleria rimasti chiusi, almeno fino al primo pomeriggio. L’ipermercato interno ha aperto in ritardo, ma è stato subito reso attivo. La conta dei danni non è facile. Agli importi depositati e rubati bisogna aggiungere la merce andata in malora per via dell’acqua piovuta dalle tubazioni antincendio, danneggiato dai rapinatori nelle manovre di furto.

L’impianto sbrindellato era davanti all’area bimbi «Giralacarta», spazio ludico ed educativo, gestito dalla cooperativa «A piccoli passi». Tutto, o quasi, distrutto. Oggi e fino al 25, avrebbe dovuto ospitare alcuni eventi programmati per la rassegna di letteratura per bambini e ragazzi «Un mare di storie». Gli appuntamenti non salteranno, ma saranno trasferiti al piano di sopra. L’aria bimbi, invece, un fiore all’occhiello della galleria commerciale, difficilmente potrà rinascere a breve. E lo sfogo della presidente di «A piccoli passi», Vittoria Lozupone, lascia senza fiato: «Mi sentivo sicura. Mi sentivo a casa, qui. Questa è una violenza nei confronti di tutti. Dei bambini, dei commercianti, di noi che ci lavoriamo. Avevamo concepito questo spazio in un certo modo, con finalità e attività precise, facendo un investimento importante. Non avrei mai pensato che una cosa del genere potesse accadere qui».

g.d.v.

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