Giovedì 17 Gennaio 2019 | 22:42

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Cavallari, passo verso la revisione ci sono in ballo i beni confiscati

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di Giovanni Longo

BARI - Un passo verso la revisione del processo. Potrebbe essere letta in questo modo l’acquisizione da parte della Corte d’Appello di Lecce della sentenza di patteggiamento a 22 mesi nei confronti di Francesco Cavallari e di tutti i verbali di quel procedimento concluso nel 1996. I giudici hanno aggiornato il processo a metà gennaio, forse, per potere rideterminare la pena inflitta all’ex presidente delle Case di Cura di Riunite, eliminando un reato non di poco conto: associazione mafiosa. E certo non solo perché Cavallari, anche dal buen retiro di Santo Domingo, lo ripete da sempre: «Non sono mai stato un mafioso».

Come si concilia, infatti, la sentenza a carico dell’ex Re Mida della sanità privata pugliese convenzionata con il servizio sanitario nazionale con la sentenza irrevocabile «perché il fatto non sussiste» nei confronti degli altri coimputati sempre quel reato? Di questo si è discusso ieri davanti ai giudici della Corte d’Appello di Lecce dopo che la Cassazione, a seguito di un primo «no» alla revisione, ha ritrasmesso le carte in Salento sulla base di un principio semplice semplice: non esiste un’associazione mafiosa con se stessi.

La Procura Generale ha insistito una seconda volta per l’inammissibilità della domanda, sostenendo che per due imputati della mega operazione «Speranza» non c’è stata un’assoluzione nel merito, ma una prescrizione. Di diverso avviso i difensori di Cavallari, il prof. Franco Coppi e l’avvocato Mario Malcangi. Ieri i giudici hanno aggiornato il processo a metà gennaio e hanno anche disposto l’acquisizione della sentenza di patteggiamento e di tutti i verbali di quella decisione presa 20 anni fa. A seguito del patteggiamento furono confiscati ville, appartamenti e terreni. Un sequestro disposto ai sensi del codice antimafia. Ma se la mafia non c’è più, il presupposto per quei sigilli sarebbe travolto.

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