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Asl, i conti tornano in rosso In 6 mesi buco da 80 milioni

Asl, i conti tornano in rosso In 6 mesi buco da 80 milioni
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - I conti della sanità pugliese sono di nuovo in rosso, e sempre per lo stesso motivo: la spesa farmaceutica fuori controllo ha, di fatto, mangiato tutti i risparmi faticosamente ottenuti nell’ultimo biennio. Lo certificano i conti economici consolidati delle Asl, che la Regione ha inviato alcuni giorni fa al ministero: la perdita stimata nei primi 6 mesi del 2015 è pari a 80 milioni di euro, una cifra che porta a quantificare in circa 150-180 milioni il rosso a fine 2015.Il dato va però preso con le dovute cautele. La perdita di esercizio consolidata, infatti, considera già il taglio al fondo sanitario 2015 concordato in sede di conferenza Stato-Regioni (35 milioni di euro) applicato ai primi 6 mesi del 2015. E dai bilanci elaborati dalla Regione emerge, tra le principali cause del rosso, la voce farmaci: la spesa territoriale (le farmacie), cresciuta di 26 milioni, e quella per il farmaco contro l’epatite C, che è costato alle casse del sistema 44 milioni in più.

Sono numeri che fanno molto riflettere sulle scelte di politica sanitaria locali e nazionali. Il buco nero della farmaceutica territoriale è cosa nota, perché la Puglia è maglia nera in Italia. Un problema addebitabile per intero ai prescrittori, a cui non si riesce a mettere un freno in alcun modo. Tanto che nel 2014 la Regione ha speso 668 milioni di euro (il tetto fissato dallo Stato è stato superato di 119 milioni), per colpa di 46,7 milioni di ricette (+1,4 milioni rispetto al 2013). E nel periodo gennaio-maggio 2015 (ultimo dato disponibile) l’Aifa ha certificato un aumento della spesa lorda (comprensiva di ticket e compartecipazione) pari al 3,3% rispetto al 2014: tutto questo nonostante nei primi 5 mesi dell’anno in corso il numero di ricette sia impercettibilmente calato (-0,3%) da 20,12 a 20,07 milioni.

Per la spesa farmaceutica territoriale la Puglia spende 3 punti percentuali di fondo sanitario in più del tetto statale. Dov’è però il buco più grande? Lo dice sempre l’Aifa, confermando i dati del consolidato regionale: in Puglia è esplosa da 101 a 137 milioni, il 36,1% in più, la spesa per la distribuzione diretta dei farmaci di fascia A: sono le medicine che le Asl acquistano direttamente per la dispensazione ai cittadini, quasi sempre tramite le farmacie ospedaliere. Tra quei farmaci ci sono, appunto, quelli per l’epatite C.

Ma la spesa per il Sovaldi (il nome commerciale del farmaco per l’epatite C) è in questa fase difficilmente controllabile. Anche per la scelta della Puglia di non mettere paletti e di dispensare a chiunque rientri nelle linee guida statali le nuove cure. Costosissime ma in grado, presto o tardi, di debellare definitivamente questa malattia. Dopo la fase sperimentali, un ciclo di cure costa oggi 37mila euro. La Puglia è la regione d’Italia con la maggior incidenza dell’epatite C (quasi un cittadino su 4): i fondi statali disponibili però sono un’inezia, e nell’ultimo Dief la Regione ha stanziato altri 15 milioni di euro destinati al Policlinico di Bari, dove entro il 2016 dovrebbero essere trattati 600 pazienti (oggi sono circa 450), forse qualcuno in più se - come pare - il costo del Sovaldi dovesse calare nuovamente.

Ma ora quello dei bilanci è un problema che il governatore Michele Emiliano dovrà esaminare attentamente. Nel 2014 i conti delle Asl si erano chiusi con un avanzo di 14 milioni. Un «rosso» consistente, nell’ordine delle decine di milioni, costringerebbe la Regione a procedere al ripiano con il bilancio autonomo. Il che si traduce sempre nelle stesse misure: o meno soldi per i servizi, o maggiori tasse per i cittadini.

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