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Da 8 mesi senza pannoloni lettera di una disabile «Il dg della Asl mi aiuti»

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di Ninni Perchiazzi

BARI - Se la qualità della vita diventa una strenua lotta per la marca dei pannoloni. Come se non bastassero la preoccupazione e la disperazione per patologie capaci di condizionare pesantemente l’esistenza quotidiana di un’ultrasessantenne alle prese con annosi problemi di sopravvivenza.

È il caso assurdo, ma non infrequente, della signora Francesca (nome di fantasia) che da un lato tiene a bada un tumore, il diabete ed altre gravi malattie invalidanti, dall’altro combatte una battaglia ben più difficile, quella contro il mostro della burocrazia e dei tanti interpreti delle mutevoli e spesso cieche procedure amministrative.

La signora abita nel popolare quartiere San Paolo ha bisogno di assistenza continuativa e da mesi non riesce a venire a capo della singolare vicenda relativa alla fornitura dei preziosi «presìdi sanitari» (si chiamano così i pannoloni in gergo burocratico). Esausta, ha scritto direttamente ai vertici della Asl barese (nonché alla Gazzetta).

L’impietosa situazione di Francesca è aggravata da altri disagi, spesso normale corollario per chi deve fare i conti con certe malattie, come l’incontinenza urinaria. Un problema risolto negli anni con la fornitura a carico dell’azienda sanitaria di «ausili antiallergici» ovvero di pannoloni con specifiche caratteristiche in grado di evitare l’insorgenza di malattie come la dermatite da contatto. «Per anni mi è stata fornita una marca di pannoloni che non mi ha mai creato problemi», racconta la signora costretta a fare i conti con un nuovo inatteso disagio causato dal cambio di marca dei pannoloni.

«I nuovi “ausili” mi causano la dermatite, provocandomi piaghe sul corpo, febbre alta e disagio morale e di vita sociale, tanto da dover ricorrere alle cure ospedaliere», scrive ancora Francesca nella lettera contestando alla stessa Asl il disagio dei nuovi pannolini. All’Azienda sanitaria la donna ha peraltro fornito i certificati rilasciati dai medici specialisti (urologo e dermatologo) che attestano ulteriormente l’inadeguatezza dei nuovi presìdi. Il risultato è che da otto mesi la signora dei preziosi pannoloni non ha visto nemmeno l’ombra.

Una situazione «insostenibile», che ora rischia di tracimare nel contenzioso legale come minaccia Francesca. «Il materiale in argomento (i pannoloni antiallergici, ndr) sono necessari ed indispensabili», rimarca disperata la vittima interpellando il direttore generale della Asl di Bari. «Spero voglia intervenire per una definitiva soluzione, altrimenti, mi vedrò costretta ad adire le autorità competenti», conclude amara Francesca.

Certo sarebbe singolare che la vicenda approdasse addirittura in Tribunale. Basterebbe un pizzico di buonsenso, basterebbe tentare di umanizzare la freddezza delle procedure. Richiedere una marca piuttosto che un’altra non è certo un vezzo della signora Francesca. È del tutto evidente che si tratta di una necessità, ma forse non lo è per quanti gestiscono numeri e fascicoli, costretti dalle norme a far quadrare conti e bilanci, piegati dalle carte e dai regolamenti.

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