Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 17:48

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Banda assaltava bancomat in Puglia e in Basilicata tre arresti, un ricercato

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POTENZA – Utilizzavano il metodo della "marmotta" – una paletta contenente esplosivo, introdotta in una fessura del bancomat, da far esplodere accendendo una miccia - per far arrivare alle banconote e concludere "colpi", tra la Basilicata e la Puglia, con grande meticolosità: tre persone sono state arrestate e un’altra è ricercata dalla Squadra Mobile di Potenza con le accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di porto e detenzione di materiale esplosivo, e di furti pluriaggravati.

I particolari dell’operazione sono stati illustrati stamani a Potenza, nel corso di una conferenza stampa a cui ha partecipato il Procuratore di Potenza, Luigi Gay, il pm della Dda, Francesco Basentini, il dirigente della Squadra Mobile, Carlo Pagano, e il vicecommissario Antonio Mennuti. Gli indagati sono in totale undici, con quattro arresti disposti nei confronti di due pugliesi, Vincenzo Marchese e Francesco Brattoli, di un lucano, Ivo Lopa, e di una quarta persona per il momento latitante.

Il gruppo, hanno spiegato gli investigatori, agiva con la massima cautela e con grande scrupolo: gli assalti ai bancomat (sette fino a questo momento gli episodi accertati tra le province di Potenza, Foggia e Barletta-Andria-Trani, ma su molti altri casi si sta ancora indagando) avvenivano con macchine rubate. Tutti indossavano passamontagna e tute nere, e in prossimità degli uffici postali e delle banche i cellulari venivano spenti, per accendere i cosiddetti "citofoni", ovvero telefonini intestati a persone sconosciute, e utilizzati solo in quei frangenti. Per questo motivo, un ruolo chiave è stato giocato dalle intercettazioni ambientali, "e dalla caparbietà della Polizia che ha letteralmente braccato il gruppo".

I banditi introducevano poi la "marmotta" nella fessura del bancomat, accendendo una piccola miccia per provocare una forte esplosione e poi raccogliere il denaro. I soldi eventualmente macchiati dal sistema di antifurto del dispositivo venivano poi usati solo nei dispositivi automatici. Migliaia di euro, una pistola e alcuni arnesi da scasso sono stati ritrovati nelle abitazioni degli indagati e in alcune "basi" utilizzate dai malviventi, nel corso delle perquisizioni avvenute questa notte in collaborazione con il Commissariato di Melfi (Potenza). E' stato proprio Marchese il "collegamento" che ha messo gli investigatori sulle tracce della banda: l’uomo, infatti, era controllato dagli agenti già durante le indagini per l’arresto di un latitante, Nicola Cassano, con cui si trovava nel 2014, al momento del fermo a Forlì, e poi collegato a Lopa, ovvero "l'artificiere" della banda.

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