Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 16:08

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Corato, il ragioniere e il caveau segreto «sigilli» a 13 milioni

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GIUSEPPE CANTATORE
CORATO - Come in un film, i documenti «scottanti» erano nascosti in un «caveau» cui si accedeva tirando una corda che a sua volta consentiva di aprire una porta mascherata da libreria. Quelle carte, secondo i finanzieri della Compagnia di Trani, sarebbero la prova della maxi evasione fiscale che ieri ha condotto al sequestro di immobili, conti correnti e oggetti preziosi per un valore complessivo di oltre 13.5 milioni di euro.Nei guai è finito un ragioniere coratino che le fiamme gialle ritengono essere l’ideatore della ingente frode. Al professionista - che è stato denunciato per vari reati fiscali, dall’evasione all’occultamento di documenti contabili - sarebbero infatti riconducibili tutti i beni sequestrati che invece, sulla carta, erano intestati ad altre persone.

Passando al setaccio i movimenti degli ultimi cinque anni, gli inquirenti hanno scoperto che il professionista avrebbe messo in piedi un vasto giro di false fatturazioni e inesistenti crediti Iva attraverso numerose aziende - per la maggior parte ditte di trasporti ancora in attività o che avevano cessato di operare - create grazie a familiari o prestanome, in qualche caso anche ignari di ciò che stava effettivamente avvenendo. Sono almeno otto le società sino a questo momento finite sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza che ora dovranno rispondere a loro volta di occultamento di documenti contabili e dichiarazione infedele. Ogni volta in cui c’era un controllo, le aziende coinvolte nella frode esibivano infatti dei falsi carteggi oppure dichiaravano che il materiale era andato distrutto. Mentre i veri documenti erano al sicuro in una stanza segreta ricavata nel seminterrato del centro direzionale di Corato in cui si trovano gli uffici del ragioniere.

A scoprirla durante una perquisizione sono stati gli stessi finanzieri tranesi, attirati dalla strana posizione di un’anonima libreria marrone. Dopo una verifica più accurata, dagli scaffali della stanza accanto è spuntata una piccola fune che, una volta tirata, consentiva di spalancare l’ingresso del «caveau», ovvero una porta metallica abilmente nascosta da un armadio sovrapposto e ancorato con dei bulloni. All’interno erano stipate ordinatamente diverse scaffalature con numerosi faldoni, più una scrivania ed un computer. Non solo. Nello studio del ragioniere sono stati rinvenuti anche diversi «hard disk» criptati che, una volta analizzati, hanno permesso ai finanzieri di ricostruire il reale giro d’affari di diverse imprese ubicate soprattutto nel territorio della provincia Barletta-Andria-Trani. Scoperta l’evasione fiscale, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica e ha disposto il sequestro dei beni per tutelare il credito erariale.

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