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FRANCESCO PETRUZZELLI
BARI - Un bel bicchiere d’acqua? Alla Città Metropolitana bisognerà provvedere direttamente dai rubinetti dei bagni perché i boccioni per gli impiegati sono troppo costosi. Soprattutto in tempi di spending review. Sembrava a una svolta la storia del personale rimasto assetato negli uffici della ex Provincia di Bari. «Ripristineremo il servizio. Non è tollerabile una simile mancanza!» tuonavano i vertici dell’ente all’indomani della vicenda raccontata dalla Gazzetta e dichiarandosi totalmente all’oscuro della decisione della Ragioneria di via Spalato, adottata prima della pausa estiva, di togliere ogni spesa superflua.

Partendo proprio dalla fornitura di quei 1.266 boccioni d’acqua, ciascuno da 18 litri, sparsi tra i corridoi per dissetare qua e là personale e utenti. Ma niente da fare. Passata l’afa di agosto e calcoli alla mano è stato stabilito che l’acqua in via Spalato è troppo cara. Costa 9mila e 653 euro all’anno, in pratica 800 euro al mese, e tra incertezze e tagli governativi sarebbe quasi un lusso una Città Metropolitana da bere. Ecco quindi la retromarcia: chi vorrà dissetarsi gratuitamente, senza ricorrere di tasca propria al bar del palazzo o dei dintorni, dovrà munirsi di bicchiere e aprire i rubinetti delle toilette. Ma con quale certezza?

Sarà la Asl di Bari a dire nei prossimi giorni se l’acqua che sgorga dall’impianto idrico degli uffici provinciali sia potabile o meno. I tecnici effettueranno il prelievo di alcuni campioni partendo proprio da una delle sedi più storiche della ex Provincia, ovvero il palazzo di rappresentanza di via Spalato. Se dalle analisi l’acqua risulterà buona, allora addio ai boccioni; non sarà rinnovata la fornitura scaduta il 30 giugno scorso. In caso contrario, invece, saranno ripristinate quelle 30 colonnine di refrigerazione, portate via dal fornitore e caricate sui furgoni, dalle quali è possibile scegliere acqua a temperatura ambiente o ghiacciata. Ma con un numero ridotto di boccioni, alcuni dei quali rimasti ancora di scorta nei magazzini provinciali. «Perché sinceramente 9mila euro di acqua all’anno sono una spesa un po’ eccessiva. Allora abbiamo deciso di rivolgerci alla Asl per le analisi sull’acqua dei bagni» commentano nelle stanze dei bottoni della Città Metropolitana. Una decisione che fa infuriare non solo il personale ma anche i sindacati. «Certo, sarebbe grave non consentire al personale di dissetarsi. Anche gli enti locali sono tenuti per legge a garantire la salubrità dei luoghi di lavoro. E d’estate le priorità che ci vengono spesso segnalate dai dipendenti pubblici, dal Comune di Bari alla Regione Puglia passando per la ex Provincia, sono appunto il funzionamento dei climatizzatori e la presenza di boccioni d’acqua. E se l’acqua del rubinetto dovesse risultare non potabile, dovranno subito ripristinare i boccioni» denuncia Davide De Gregorio della segreteria regionale della Uil Funzione Pubblica. Ma nella nuova Città Metropolitana ogni spesa è sempre con il punto interrogativo. Qualche esempio: non solo carta, materiale di cancelleria e di rappresentanza, ma anche targhe. Nessuno infatti ha ancora osato ordinare e installare sul palazzo le targhe ufficiali del nuovo ente nato dalla legge Delrio. «Perché – commentano ironicamente dagli uffici – qui le leggi cambiano ogni mese. Ieri eravamo Provincia, oggi siamo Città Metropolitana e domani chissà…. E quelle targhe rischieremmo di tenercele sul groppone».

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