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NICOLA PEPE
Il sindaco Antonio Decaro ha scelto il pugno duro della legalità e sta tirando dritto su fornacelle, occupazioni abusive varie, rifiuti e su tanti episodi di micro illegalità diffusa o malcostume che danneggiano l’immagine la città.

Tutto questo, però, rischia di essere vanificato dalle dichiarazioni del comandante della Polizia locale che, intervistato a margine di un nostro servizio sui parcheggiatori abusivi, ha detto che contro questa gente non si può far nulla. Forse ha ragione o forse no, di certo le sue parole ingenerano sconforto in quei cittadini - e sono tanti - che chiedono una città più vivibile, in cui non vengano «assaliti» persino quando parcheggiano la loro auto dinanzi alla Prefettura e al Comune, due luoghi simbolo delle istituzioni.

Non vogliamo sostituirci a chi le norme le mastica quotidianamente, ma ci permettiamo di segnalare quanto sta facendo il Comune di Roma contro «tavolino selvaggio» in centro. Il primo municipio, d’intesa con la Polizia locale di Roma Capitale, ha deciso di mettere mano al codice penale per trovare un deterrente. In che modo? Appellando all’art. 633 che così recita: «Chiunque invade arbitrariamente terreno o edifici altrui... al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto» è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa da 103 a 1032 euro». Insomma, per il Comune capitolino, la strada dove i turisti siedono ai tavolini, è un «terreno pubblico» e quindi non è necessario aspettare la resistenza o l’estorsione per ricorrere alla «leva» dell’azione penale. Che è certamente più efficace di una multa che nessuno pagherà, come dice il nostro capo dei Vigili.

Ma le multe si possono collezionare, le condanne no perché poi si finisce dritti dietro le sbarre. Vent’anni fa, proprio questo vecchio articolo del codice penale mise in moto una maxi-inchiesta che spianò la strada alle strisce blu e ai grattini, debellando la piaga degli abusivi. In definitiva: se Marino «chiama» Decaro, perché Decaro non «ascolta» Marino?

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