Giovedì 24 Gennaio 2019 | 09:09

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Precari della scuola A Bari uno su due accetta di essere «deportato»

di FRANCESCA MARSICO
Precari della scuola A Bari uno su due accetta di essere «deportato»
di FRANCESCA MARSICO

BARI - Uno su due ha scelto di essere «deportato» da Bari al Nord per svolgere l’attività di docente presentando domanda in graduatoria nazionale come previsto dalla riforma «La buona scuola». «I dati ufficiali ancora non ci sono, ma si parla di 2mila e 500 domande solo per la provincia di Bari pervenute entro il 14 alle ore 14. Sono 2.500 su 6.040 solo dalla Puglia, oltre 70mila da tutta Italia», afferma Ezio Falco, il segretario provinciale Flc Cgil. «Né un successo né un insuccesso, ma numeri attesi».
Ma non tutto è perduto. Per molti docenti iscritti nelle graduatorie nazionali con le specializzazioni per il sostegno si parla di una «deportazione rinviata». «Dalle scuole di Bari saranno richiesti tra i 600 e i 700 posti previsti per le deroghe, che permetteranno di ritardare di un anno l’incarico nelle scuole del Nord. Un numero - per il segretario Falco - comunque esiguo anche se nostro compito sarà di salvare quante più persone è possibile dalla deportazione».

La scelta, per la vaghezza normativa della riforma della legge 107/2015, sembra per molti un salto nel vuoto. Come per Silvana De Blasi, 55 anni di Bari, sposata con 2 figli e insegnante precaria da oltre 10 anni, abilitata e inserita nellòa graduatoria Gae per l’insegnamento dell’inglese. «Ho compilato domanda – dice - perché la riforma finalmente stabilizza i lavoratori che hanno maturato una pluriennale esperienza di insegnamento pur senza aver mai ottenuto la possibilità di entrare in ruolo. Tuttavia ritengo - continua Silvana - che la riforma non valorizzi in alcun modo il requisito più importante dei presenti in graduatoria e cioè il servizio prestato in tutti questi anni di insegnamento. Ne è prova – sostiene la prof - che vengono immessi in ruolo con precedenza gli idonei che non hanno mai messo piede in un’aula e che quindi non hanno mai assunto lo status di lavoratore precario della scuola. Non solo – afferma la De Blasi - analogamente ne trarrà vantaggio chi ha meno punti in Gae perché sarà immesso in ruolo con la fase C di potenziamento che promette assunzioni nella nostra provincia» .

Indecisa sino alla fine è stata Maria Teresa Sacchetti, 49 anni, sposata con un figlio e iscritta nelle Gae, con due lauree: una in Giurisprudenza e l’altra in Scienze della Formazione primaria. Alla fine ha scelto di non partecipare al piano assunzioni perché «dopo aver girato l’Italia con un marito militare, un figlio di 14 anni, genitori anziani e mille sacrifici per l’acquisto della nostra casa ripartire da zero e dividere la famiglia è una pazzia. La riforma – continua la docente di sostegno - è espressione di un raggiro nei confronti di tutti gli insegnanti da parte di un Governo non votato dagli italiani, che porta avanti le stesse riforme dei precedenti governi di destra, con la differenza questa volta, del silente appoggio dei sindacati. Con questa premessa - conclude - era obbligo e dovere da parte di tutti gli insegnanti non aderire alla presentazione della domanda. Negli ultimi 10 anni, si è fatto perdere il valore centrale dell’educazione, della crescita e nel progresso del Paese, facendo venir meno i presupposti costituzionali. Si vuole portare avanti un progetto non per tutti al fine di non avere gente pensante. La cultura e il pensiero – conclude Maria Teresa - fanno male ad ogni regime autoritario».

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