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di GIANLUIGI DE VITO
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BARI - Nemmeno in riva al mare c’è pace per i 770 operai della Bridgestone. I falchi dicono che sta vincendo il «ricatto dell’azien - da». Le colombe parlano di un trionfo del «male minore». Sono già duecento le rinunce alle maggiorazioni individuali in busta paga e sono dieci le firme agli esodi incentivati; se ne annunciano molti di più entro la fine del mese: c’è chi dice che altri cento stanno per convincersi a lasciare la fabbrica. Il che vuol dire che s’avvicina l’obiettivo richiesto dall’azienda: 377 operai in meno entro il 31 dicembre, in modo da assestare l’organico dai 770 operai attuali ai 560. Fin qui hanno lasciato l’azienda, accettando l’incentivo, in 192: ne mancano 185. Se a fine a agosto dovesse essere confermata la previsione di queste ore di altri cento esodi, ne resterebbero da convincere altri 85.

Insomma, nonostante le linee di produzione siano ferme per ferie, la Bridgestone continua a far rumore anche sotto l’ombrellone. Lo stabilimento, che produce pneumatici per auto di qualità media, tornerà a regime mercoledì 19. E la ripresa s’annuncia da brividi freddi. Gli operai hanno ricevuto direttamente dall’amministratore delegato, Roberto Mauro, il documento di rinuncia alle maggiorazioni individuali. Si tratta di voci di salario fuori dal contratto nazionale di categoria, dunque non oggetto di materia sindacale. Nelle assemblee tenute prima della sospensione estiva, la tensione si tagliava a fette. Un referendum convocato per gettare acqua sul fuoco ha ribadito il «no» ai tagli dei salari. Non solo.

La risposta dei sindacati di fabbrica all’azienda, che non ha voluto retrocedere, è stata quella di proclamare quattro ore di sciopero giovedì 20 agosto, e quattro ore anche il giorno successivo, venerdì 21. Ma la piega che ha assunto la vicenda interna lascia pensare che lo sciopero potrebbe essere revocato. Il vertice Bridgestone è un disco fisso: ribadisce di pretendere il rispetto dell’accordo firmato a settembre del 2013 con il quale lo storico stabilimento di produzione di pneumatici della zona industriale tra Modugno e Bari viene mantenuto attivo a patto di centrare una riduzione del costo del lavoro pari a 4milioni e 187mila euro. Che significa tagli drastici ai salari: alcuni sono tagli a tempo (2016-2018), altri perenni. Di questo plafond di tagli, 683mila euro riguardano tre voci, frutto di accordi personali, negli anni, tra azienda e i singoli lavoratori: coperture a cottimo (per un totale, tra operai e impiegati di 85mila euro), scatti di anzianità (per un totale di 580mila euro) e una miscellanea ad personam (pari 18mila euro).

Bridgestone, nell’incontro a Roma del 23 luglio con i sindacati e i rappresentanti di governo e Regione, ha puntato i piedi: non ha modificato per nulla la sua posizione sui 4milioni 187mila euro di tagli e ha esortato i sindacati a chiudere entro il prossimo incontro, in calendario il 2 settembre, la partita degli elementi aggiuntivi. In fabbrica è stato il caos e il referendum ha inasprito il braccio di ferro. Ma ci ha pensato l’amministrato re delegato Mauro a centrare l’obiettivo: lettera di rinuncia recapitata a ogni singolo lavoratore nella quale si dice in maniera esplicita che senza la firma alla rinuncia «non sarà possibile perseguire il dialogo sindacale con l’obiettivo di scongiurare la chiusura dello stabilimento». Anche l’altro grosso ostacolo (i 185 operai da tagliare entro dicembre) sembra meno insormontabile.

Bridgestone ha messo sul piatto, oltre all’incentivo fissato con l’accordo del 2013, un bonus di altri 20mila euro, slegandolo dall’anzianità e valutando la situazione familiare: vale sia per chi ha più di 40 anni (che secondo l’accordo ha un incentivo inferiore) sia per chi ha figli. 20mila a figlio, purché siano tra i 14 e 18 anni. Rinunce e bonus. Gli operai abbassano la testa. Per non morire.

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