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È l'estate dei divieti Sotto l’ombrellone lezioni di buone maniere

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di Francesco Petruzzelli

BARI - Bandite le lunghe tavolate con parmigiana, panzerotti, cocomerate e bibite a volontà. Stop alle racchette e ai palloni. Ma soprattutto addio al vicino d’ombrellone un po’ cafone. Che urla, che occupa più spazio o che semplicemente arriva di buon mattino piazzando tutta intera la cucina di casa con fornelli, piatti e frigobar. Sia per il pranzo che per la cena. O almeno sino a quando non tramonta il sole.

È l’estate dei divieti. O meglio delle buone regole e del decoro quella in corso negli stabilimenti balneari baresi. Da nord a sud passando per la parte più centrale del litorale sono diversi i gestori dei lidi che hanno deciso di applicare regolamenti interni o semplicemente di far rispettare le ultime ordinanze regionali sulla stagione balneare. Ed ecco quindi ombrelloni sistemati in perfetto schieramento militare, tonalità uniformi e musica solo a determinate fasce orarie. Per la tranquillità del riposo e della pennichella.

I clienti sembrano gradire quando, varcando gli ingressi un anno dopo, si imbattono in elenchi di regole e di buone maniere, da far impallidire il più rigido dei collegi maschili. «Abbiamo le bacheche stile albo pretorio» sorride Cesare Bellantuono, direttore del San Francesco alla Rena, lido storici della città, aperto per la prima volta nel 1928. Proprio qui, rispetto allo scorso anno, pare esserci stata una rivoluzione: si mangia in cabina, musica solo due ore al mattino e al pomeriggio e divieto di ingresso per ogni altro tipo di attrezzatura balneare. I bagnanti possono infatti utilizzare solo gli ombrelloni e i lettini messi a disposizione dal lido per decoro; «stop alla promiscuità dei colori».

Giro di vite poi sulla raccolta differenziata – tassativamente obbligati i clienti – e sui mozziconi di sigaretta da gettare in appositi contenitori tascabili. In alcuni casi, di ombrellone in ombrellone, sono state allestite vere e proprie campagne di sensibilizzazione sui temi ambientali. «Può sembrare una rivoluzione – spiega Bellantuono – ma in realtà ci siamo solo imposti di far rispettare dei princìpi. Poi spetta al cliente scegliere: quando decide di entrare o di abbonarsi da noi, viene preventivamente informato sulle regole interne. Io lo chiamerei acquisto consapevole».

Nel mirino dei lidi baresi ci sono anche i ragazzini e le loro pallonate: l’ordinanza regionale del 2015 (così come quelle degli ultimi anni) conferma il divieto assoluto di giocare a palla sia sulla sabbia, sia in acqua. Nella lista nera ci sono sport come calcio, bocce, tennis da spiaggia, pallavolo e basket, praticabili solo in apposite aree messe a norma e coperte da polizze assicurative. «Ma poi come si fa – obietta Bellantuono – a dire ai ragazzini di non giocare? Al tempo stesso però una pallonata può colpire un bagnante o un bambino».

Un mantra ripetuto da altri gestori degli stabilimenti baresi che ammettono di aver «automaticamente innalzato il livello della clientela» una volta introdotti i regolamenti interni. «In realtà in tutto ciò non c’è nulla di straordinario – osserva Edoardo Caizzi, presidente dell’Assobalneari di Bari – Si tratta solo di regole basate sull’ordine e sul vivere civile. È chiaro che nessuno può disturbare il vicino di ombrellone». Ma, al netto dei divieti, la stagione come sta andando? «Climaticamente benissimo – risponde Caizzi – ma abbiamo molte cabine non affittate. Stiamo recuperando qualcosa grazie agli ingressi giornalieri e al turismo residenziale e di vicinanza».

Per un’estate all’insegna del bon ton, ce n’è un’altra tipicamente chiassosa e cafona. In vista del ponte del Ferragosto (maltempo permettendo) Capitaneria di Porto e Polizia municipale intensificheranno i controlli su tutto il litorale, sia per gli acquascooter, sia per il fenomeno delle tendopoli. Veri e propri accampamenti di interi nuclei familiari che trasformano la costa, da Santo Spirito a San Giorgio, in campeggi fai da te.

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