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POLIGNANO - È entrato in punta di piedi lì dove grandi numeri e grandi nomi scuotono ogni anno l’estate pugliese regalando squarci culturali di rilevanza nazionale. Eppure, il Festival «Città dei Libri» di Polignano - la kermesse dedicata a bambini e famiglie, diretta da Annamaria Minunno e organizzata dal portale cittadeibimbi.it - in sole tre serate (dal 7 al 9 agosto), fra spettacoli, letture e laboratori, ha conquistato le piazze. Ed ora si prepara a trasformarsi da coraggioso esperimento in appuntamento stabile e consolidato.

«Questa prima edizione è stata un successo – spiega, entusiasta, Elisa Forte, direttore di cittadeibimbi.it -. Per noi Polignano era una piazza nuova, per di più segnata dal Libro Possibile. Quindi ci siamo mossi con discrezione e i risultati sono stati eccellenti».

Elisa Forte, da dove iniziamo per tracciare un bilancio?

«Dai numeri. In tre serate si sono affacciate circa 12mila persone, molte delle quali determinate a partecipare attivamente alla manifestazione. Più delle semplici presenze, infatti, si segnala come significativa la qualità della risposta ottenuta. Sono state proprio le famiglie a farci capire l’origine del successo del Festival».

E cioè?

«Finora nessuno aveva pensato ad uno spazio per i piccoli e per chi li accompagna. Di sera a Polignano, per questo target di pubblico, non c’è molto da fare oltre il gelato e la consueta passeggiata. Ed anche gli eventi estivi sono concepiti per soddisfare altre esigenze. Invece, la nostra doppia mission si muove in una direzione diversa: desideriamo avvicinare i bambini alla lettura e, soprattutto, contribuire a modellare le città a misura di bambino. In questo senso, il Festival ha offerto sia servizi che contenuti».

Entriamo nel dettaglio. Cosa avete organizzato?

«Parcheggi per i passeggini, aree per l’allattamento, consulenze mediche per la sana crescita dei piccoli. I nostri servizi hanno colpito particolarmente le famiglie. Ma anche i contenuti hanno suscitato consensi. Abbiamo parlato di bullismo, mafia ed anche ecologia, sposando la campagna comunale #difendiamolabellezza. Il tutto attraverso i linguaggi più diversi - dal racconto al teatro passando per l’arte - e con nomi di rilievo come l’artista Vito Savino e la vicepresidente di Libera, Daniela Marcone».

Quale è stata la vera novità della manifestazione?

«La vera novità è stata introdurre la traduzione del Festival con il linguaggio dei segni per tutti i sordomuti invitati dall’Ens (Ente Nazionale Sordomuti). Non solo: i mimi dell’associazione “Mani incatenate” hanno proposto spettacoli di loro ideazione e hanno tenuto, ogni sera, lezioni sull'alfabeto dei segni».

Infine, qualche idea per la seconda edizione?

«L'edizione di quest’anno ha assunto un carattere dichiaratamente sperimentale ed è costata appena 10mila euro, pervenutici da sponsor privati e dal comune di Polignano grazie all’interessamento attivo del sindaco Domenico Vitto e dell’assessore Marina Abbatepaolo. L’anno prossimo ci piacerebbe alzare il tiro introducendo nelle scuole, da settembre a giugno, un percorso di avvicinamento al Festival. Senza dimenticare il concorso “I racconti di Bibi” che faremo “volare” a Polignano da ottobre».

Leonardo Petrocelli

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