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«Tagliati» i boccioni dell'acqua la Città Metropolitana lascia a secco gli impiegati

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di FRANCESCO PETRUZZELLI

BARI - L’ultimo sorso è stato concesso sino a qualche settimana fa. Poi sono rimasti a secco i rubinetti perché evidentemente in tempi di tagli 9mila euro e passa (all’anno) di acqua sono un lusso che il nuovo ente non può più permettersi. E così via i boccioni dalle trenta colonnine di refrigerazione. Via, cioè, la possibilità di un piccolo e fresco ristoro nei giorni di afa. Nella Città Metropolitana di Bari restano solo i bicchieri di plastica (vuoti), gentile omaggio della ditta fornitrice. I tagli colpiscono anche un bene essenziale.

Dal palazzo della ex Provincia sino all’ultimo ufficio decentrato niente più acqua per i dipendenti, rimasti arrabbiati ma soprattutto assetati. Fa discutere l’ultima decisione della Ragioneria che, per problemi di bilancio e nell’ottica dei risparmi, ha deciso di tagliare l’acqua non rinnovando l’affidamento del servizio scaduto il 30 giugno scorso e composto da 1.266 boccioni, da 18 litri ciascuno, e da trenta colonnine. Per un importo esatto di 9.653 euro e 25 centesimi. Chi vuole, quindi, può dissertarsi ai rubinetti dei bagni o acquistare di tasca propria le bottigliette dal bar. Ma niente acqua nelle stanze e nei corridoi di via Spalato e dintorni. Anche se sempre meno affollati, e quindi meno assetati, rispetto ai tempi della Provincia.

Appresa la notizia dalla Gazzetta, il segretario generale della Città Metropolitana Donato Susca spiega: «A mio avviso non si può razionalizzare anche l’acqua dei dipendenti. Da lunedì chiederò agli uffici di ripristinare il servizio». Quindi nessuna amara sorpresa per gli impiegati che torneranno al lavoro dopo la pausa estiva. Semmai è andata peggio a quelli ancora in servizio.

Ma alla Città Metropolitana non c’è solo il risparmio sui boccioni da 18 litri. Il nuovo ente sta infatti predisponendo un piano triennale di razionalizzazione che promette di abbassare la spesa strutturata (lo scorso anno ha raggiunto i circa 13,4 milioni di euro) su vari capitoli di spesa, come contratti e locazioni, su utenze come energia, gas e telefono. Dagli uffici agli istituti scolastici passando per i centri per l'impiego. Una netta sforbiciata è prevista anche per carta e materiale di cancelleria.

Giro di vite, infine, soprattutto sul parco auto: niente più mezzi a noleggio (dopo il 30 settembre non sarà rinnovata la convenzione con la centrale ministeriale di acquisto di beni e servizi Consip). Per dirigenti, sindaco, delegati e consiglieri metropolitani saranno messe disposizione – solo per motivi istituzionali - alcune auto della polizia provinciale. Saranno portate in officina per riverniciarle e applicare il logo del nuovo ente e poi rimesse in circolazione.

La Città metropolitana si rivolgerà a un soggetto terzo – una sorta di commissario Cottarelli in salsa pugliese – che dovrà poi dare un supporto all’attuazione della spending review intervenendo con il bisturi anche sul vasto patrimonio immobiliare della ex Provincia di Bari. «Abbiamo recuperato con puntualità tutti i nostri cespiti immobiliari – assicura Susca – e attueremo una razionalizzazione per concentrare meglio i servizi e il personale nelle nostri sedi. Questo percorso - spiega - sarà il nostro mini-piano industriale per strutturare in maniera seria la parte patrimoniale, finanziaria e del personale. Dimostreremo che la Città Metropolitana può funzionare anche con un bilancio sostenibile». E dando da bere ai dipendenti assetati.

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