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ROMA - Il capogruppo del Movimento Cinquestelle al Senato, Gianluca Castaldi, contro il classico blitz legislativo di mezza estate. Quando tutti sono in vacanza, ecco sbucare un provvedimento attuativo del decreto Sblocca Italia. che prevede la realizzazione di dodici «costosissimi e inutili» nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti, con tanto di «tetto» al ribasso della raccolta differenziata dei rifiuti al 65%. Per mantenere in funzione una rete di trattamento come quella ideata dal governo nazionale occorre, infatti, mettere un freno alla selezione a monte dei materiali di risulta. Se così non fosse, con una raccolta differenziata spinta, il processo industriale dei bulimici inceneritori diventerebbe economicamente non conveniente per gli imprenditori che li realizzano. La linea intrapresa da Renzi, denuncia Castaldi, strappa in un sol colpo gli indirizzi della politica ecologica dell’Unione europea, che «vuole sottrarre del tutto l’incenerimento dal calcolo del recupero energetico e si pone obiettivi di riciclo totale della materia» e il monito di papa Francesco, che nella sua enciclica «Laudato si» invita, ricorda Castaldi, «alla riduzione e riciclo totale dei rifiuti attraverso l’adozione dell’economia circolare».

Il decreto attuativo di Renzi, secondo i parlamentari pentastellati, ha tutta l’aria di essere un regalo di ferragosto a Confindustria. Rievoca e riprende, peraltro, un analogo piano del governo Berlusconi, risalente al 2009, denunciato sin da allora da belle Grillo alla «Commissione Europea insieme a tutte le altre politiche inceneritoriste attuate in Italia». Concetto, questo, rimarcato da un altro esponente del M5S, il vice presidente della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Stefano Vignaroli, il quale ricorda «la proposta di legge gestione rifiuti (legge rifiuti 2.0)» depositata proprio dal Movimento Cinque stelle, con l’intenzione di «interpretare i nuovi indirizzi europei di economia circolare che punta al recupero di materia e alla riduzione dei rifiuti».

La bozza di decreto renziana non resta immune dal fuoco amico. Il consigliere regionale Pd, Sergio Blasi, rivendica come «dovere della classe dirigente pugliese dire no a qualsiasi ipotesi di costruzione di nuovi inceneritori», dimostrando così «di avere a cuore la salute dei cittadini più che gli affari delle lobby dell’industria energetica». Blasi invita l’assessore regionale all’Ambiente, Domenico Santorsola, eletto nelle lista vendoliana di «Noi a sinistra per la Puglia», a fare chiarezza su questo punto e «a manifestare al governo un secco no. Il Piano dei rifiuti approvato dal Consiglio regionale nell’ottobre 2013 prevede, alla sua completa realizzazione, l’adozione della strategia “Rifiuti zero”, in un’ottica di riciclo e riutilizzo dei rifiuti prodotti dai cittadini pugliesi. Piuttosto, occorre accelerare sulla realizzazione degli impianti di compostaggio per la produzione di concimi per l’agricoltura, se non vogliamo fare passi indietro, invece che avanti, nella storia».

Anche Blasi, ex segretario regionale del Partito democratico pugliese e campione assoluto di suffragi in questa tornata elettorale, si rifà all’Europa che in materia «di inquinamento atmosferico» ha fissato precisi parametri e obiettivi palesemente in contrasto con la politica dell’incenerimento. «Come ha affermato il presidente Obama - conclude Blasi - l’inquinamento atmosferico è il primo e più grande problema che ci troveremo ad affrontare nei prossimi decenni. Ciascuno deve fare la sua parte, anche la Regione Puglia».

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