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BARI - Il medico Liborio Meliota ci scrive in merito all’articolo, pubblicato domenica scorsa sulla «Gazzetta», dal titolo «Contro le prescrizioni facili è tempo di alzare la voce».

«In quest’articolo - afferma - si parla di un numero di prescrizioni - sia farmaceutiche che di esami di laboratorio - che sono esuberanti, ma non si parla di quantità di prestazioni eseguite o spesa farmaceutica realmente fatta dai pazienti: sono questi numeri che occorre ricercare, pubblicare ed eventualmente commentare. Il numero delle prescrizioni (totali) che vanno a buon fine, dando luogo ad una prestazione sono sicuramente la metà di quello che viene detto. Le prescrizioni sono un atto del medico curante, ma le prestazioni le fanno eseguire i pazienti e sono a discrezione: nel 50% dei casi non vengono eseguite».

«Nell’articolo - aggiunge Meliota - vengono presi i dati del SIST (Sistema Informativo Sanitario Territoriale) regionale dove i medici inviano telematicamente (loro malgrado) tutte le loro prescrizioni fatte in ambulatorio e questo è un numero astratto».

«I medici di medicina generale, molto frequentemente, hanno da trascrivere - prosegue l’autore della lettera - prescrizioni di farmaci o esami di laboratorio indicati su ricettario bianco, dopo una visita specialistica ambulatoriale od ospedaliera. Questo dato copre una quantità di prescrizioni indotte per un 30%. I medici ospedalieri o ambulatoriali (che fanno parte del servizio sanitario regionale, SSR) non prescrivono anche loro su ricettario rosso e inviano dal medico curante perché non osservano il regolamento regionale 17/2003 e il documento sugli aspetti deontologici sulla prescrizione dell’ordine dei medici. Il medico curante, trascrivendo una prescrizione altrui, compie il reato di falso ideologico. Quindi il trenta per cento delle prescrizioni è indotto, i medici convenzionati non sono responsabili della spesa farmaceutica».

Secondo Meliota, «la spesa farmaceutica nazionale rispetto alla spesa sanitaria nazionale è una percentuale del 9%, piccolissima (e quindi anche in Puglia non si discosterà di molto da questa percentuale)». «Il problema della spesa sanitaria totale è legato - sostiene lo scrivente - alla presenza di dipendenti Asl, di personale inutile, che non ha nulla a che vedere con l’ammalato. Nella Relazione relativa al 2011 della Ragioneria generale dello Stato è del 15% il dato nazionale. Si pensi che è stato stimato nella Asl Ba un numero di quattromila dipendenti inutili, che pesano economicamente, ma per i politici il personale inutile é portatore di voti elettorali».

«L’accanimento sul problema della spesa farmaceutica o sanitaria che dir si vuole - insiste Meliota - è un eufemismo. Se siamo arrivati a superare l’aspettativa di vita sugli 85 anni, non si può pensare che questi ottantacinquenni stiano tutti benissimo. Un vecchietto qualsiasi oggi si cura contemporaneamente per l’ipertensione, il diabete, l’artrosi, la bronchite, ansia, ecc. che sono patologie croniche comuni. Inoltre se un paziente va dal medico, chiedendo un esame per una sintomatologia che avverte (ritenuta dal medico vera), e quell’esame è proprio quello che serve a dirimere una diagnosi, perché il medico non la deve prescrivere?».

«A questo punto - protesta Meliota - se non si mette mano agli sprechi, i politici lo dicessero: facciamo come gli spartani con i bambini nati malati e buttiamo dalla rupe gli anziani che fanno spendere troppo? È possibile che io con trentacinque anni di contributi avrò una misera pensione e chi si fa cinque anni al parlamento o al consiglio regionale deve prendere una pensione più alta della mia?»

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