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di NICOLA PEPE

BARI - Talvolta la burocrazia non solo è cieca, ma anche sorda e priva di sentimento. In un Paese in cui si sventola la semplificazione, si parla di amministrazione al servizio del cittadino, di snellimento di procedure o di burocrazia a portata di clic, accade che una donna barese di 74enne affetta da una carcinoma cerebrale, immobilizzata a letto, non possa ricoverarsi perché la carta di identità non può essere rinnovata per mancanza di personale, o meglio perchè «il servizio è stato soppresso e non si sa quando riprenderà».

Il servizio in questione è l’autentica a domicilio, procedura prevista per coloro che sono affetti da malattia e sono bloccati a casa: il dipendente comunale si sposta dallo sportello e va casa del cittadino per autenticare la firma. In questo caso si tratta del rinnovo della carta di identità, documento che alla signora Teresa, 75 anni il prossimo 12 agosto, serve per ricoverarsi in una clinica (oltre che per incassare la pensione). Insomma, oltre al danno anche la beffa.

Teatro di questa assurda vicenda, il popoloso rione Libertà uno dei quartieri dove la sacca di povertà registra percentuali elevate e dove il disagio si annida in ogni angolo. A denunciarla è il fratello della malcapitata, il signor Paolo che dopo aver fatto un tour negli uffici comunali, ha chiesto aiuto all'ex consigliere comunale, nonché segretario del Gruppo indipendente Libertà, Luigi Cipriani che ha segnalato il caso sul profilo Facebook della Gazzetta.

«Mia sorella - ci dice il signor Paolo - è affetta da una grave malattia, un carcinoma cavernoso al cervello; è stata operata e ora dovremmo ricoverarla in una casa di cura. Qualche giorno fa sono andato in Poste per farmi rilasciare un attestato di giacenza, richiesto dalla casa di cura per accedere al percorso di degenza. Il dipendente mi ha fatto notare che la carta di identità era scaduta il 7 luglio».

Cosa ha fatto? Come tutti i cittadini, si è rivolto all'anagrafe di via Trevisani, dov'era la sede della Circoscrizione e qui gli hanno detto - in modo sbrigativo - che il servizio autentiche a domicilio «è stato soppresso per mancanza di personale». Il paradosso è che la signora abita all’angolo tra via Nicolai e via Manzoni (in uno stabile d’epoca, al primo piano, senza ascensore), praticamente a poco meno di 200 metri dalla sede dell’Anagrafe.

Niente da fare. «Si rivolga a largo Fraccacreta» gli hanno detto. Il signor Paolo è andato alla direzione dell’Anagrafe e qui gli hanno ripetuto la stessa filastrocca. Il servizio è soppresso per mancanza di personale. Quando riprenderà? «Non si sa». Tale vicenda probabilmente è frutto di una riorganizzazione dell’Anagrafe che nei giorni scorsi, come ha riferito la Gazzetta, ha registrato proteste per la chiusura dell’ufficio di Poggiofranco (stradella del Caffè) e il suo trasferimento nella sede di Carrassi.

Intanto, la signora Teresa viene privata persino del diritto di ricoverarsi a causa di una burocrazia che non consente una flessibilità tale da spostare un impiegato per 200 metri, come in questo caso. Se ci fossimo trovati in periodo elettorale, probabilmente non staremmo a parlarne perché ci sarebbe stata una corsa per raccogliere la firma della signora. «Faccio appello al sindaco - dice il signor Paolo - spero in un suo intervento affinché ci aiuti a risolvere il problema. Diversamente saremo costretti a pagare 70 euro per il trasporto in ambulanza fino allo sportello. Per due isolati, è una follia».

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