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di BEPI MARTELLOTTA

BARI - La giunta al completo non ci sarà, per ora, e comunque si materializzerà solo dopo l’insediamento del nuovo consiglio regionale a 50, convocato per il giorno 20 luglio. Perché sarà in quella sede che Michele Emiliano potrà sondare il terreno dell’Aula e capire se ci sono le condizioni per modificare, nel giro di qualche mese, lo Statuto e realizzare così la mancata parità di genere.Più passano i giorni più diventa difficile governare con solo 7 neo-nominati. Il governatore ne è consapevole, ma su un punto non intende recedere: quello della parità uomo/donna che, al momento, si regge e malapena con un rapporto 60-40% (2 donne su 7) ma che, con le nomine di altri consiglieri di maggioranza eletti, rischia di saltare per aria. Il rischio da correre è grosso: settori strategici come l’Agricoltura (com’è noto la Puglia è capofila in materia nella sede della Conferenza delle Regioni e toccherà a lui continuare a rappresentarla in quella sede), ma anche l’Ambiente e il Personale, sono al momento al palo. Ed è proprio questa la carta che Emiliano vuole giocare dinanzi al Consiglio. Registrato il netto rifiuto delle consigliere grilline a ricoprire quegli incarichi, il Consiglio dovrà ora assumersi la responsabilità di avere un organo amministrativo «monco» se intenderà prendere tempo sulla questione. Viceversa, se un’accelerazione sulla riforma della legge elettorale e dello Statuto dovesse trovare consensi, nel giro di pochi mesi la situazione sarebbe sanata. E sarebbe sanata anche l’immagine che il governo pugliese sta dando rispetto ad altre regioni italiane, dove l’assenza del tetto alle nomine di assessore esterne ha consentito perfino al condannato De Luca, in Campania, di mettere in piedi una giunta al «femminile».

Certo, la soluzione «b» è nel cassetto bell’e pronta, ma per ora Emiliano non intende utilizzarla. Toccherebbe a Leo Di Gioia (Sindaco di Puglia), foggiano e già assessore al Bilancio nella giunta Vendola, reggere le sorti dell’Agricoltura. E per l’Ambiente, se un magistrato (Nicastro) ne ha retto le sorti con la giunta uscente, è giusto che la materia incandescente venga governata da un uomo dello Stato, il prefetto Antonio Nunziante (Sindaco di Puglia). Così come è giusto che il settore del Personale - negli ultimi 10 anni retto sempre da assessori in quota Vendola - resti di pertinenza di quell’area e venga affidato a Mimmo Santorsola (Noi a Sinistra). Sono loro i primi tre esclusi dalla «roulette» della Sagra (che ha scelto la prima cinquina) ed è giusto, secondo il governatore, che il quadro venga completato da quella lista. Ma solo dopo aver issato bandiera bianca su quella che considera la madre di tutte le battaglie, la parità di genere appunto. Resterebbero fuori altri due sconfitti della Sagra, Filippo Caracciolo (Pd) e Peppino Longo (Udc-Popolari), ma per entrambi scatterebbe la poltrona della presidenza in due delle sei commissioni consiliari spettanti alla maggioranza, al pari di Alfonso Pisicchio - escluso all’ultim’ora dalla lista dei 10 candidati assessori - che ha lamentato l’assenza della «Puglia con Emiliano» dal governo.

Nel frattempo, Emiliano in un post su Facebook torna a smentire la tentata aggressione di Taranto, preoccupato della «macchia» d’immagine che l’episodio ha lasciato sulla prima uscita pubblica della sua giunta («Lo scopo dell’incontro era quello di restituire fiducia nelle istituzioni a tutti i miei fratelli tarantini, e questo scopo è stato colto. Nonostante l’erronea rappresentazione dei fatti accaduti»). E difende la scelta di Totò Negro al Welfare dopo le critiche subìte dalle associazioni: «Dopo gli scempi del passato con riferimento alla parità di genere ed alla legge elettorale, è chiaro che l'intera giunta, compreso l'assessore Negro, avverte la necessità di lasciarsi alle spalle quel passato».

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