Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 04:54

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Il Comune non ha fondi si ferma a Ruvo il Talos festival

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di UGO SBISÀ

Sarà solo uno scherzo del destino, ma ogni volta che il Talos festival sta per dare il colpo d’ala, accade sempre qualcosa d’imprevisto che ne blocca la crescita. Così fu sul finire del secolo scorso quando, giunta all’apice della popolarità, la manifestazione «inventata» a Ruvo da Pino Minafra s’interruppe a seguito di alcune assurde incomprensioni su scelte artistiche non gradite alla cittadinanza (per la cronaca, la musica del leggendario Cecil Taylor era stata giudicata incomprensibile...). Così accadrà anche quest’an no a causa di ragioni ben più gravi: le casse comunali sono a secco a causa di un lungo contenzioso su vicissitudini finanziarie che vedrebbero l’amministrazione esposta per circa diciassette milioni.

Di qui la necessità di tagli verticali degni della troika, che ovviamente sono stati effettuati innanzitutto sulle voci legate a sport e cultura, ma che, ovviamente, finiranno per riguardare tutta la vita dell’amministrazione. Per quest’anno, il comune di Ruvo avrebbe investito sul Talos circa sessantamila euro, cifra rispettabile, sebbene non esagerata. Ma la gravità del mancato intervento del comune va ben oltre il valore del suo contributo, poiché causerà una sorta di «effetto domino» che farà perdere al festival tanto la titolarità dei contributi ministeriali, che l’anno scorso il Talos era faticosamente riuscito ad assicurarsi, quanto di quelli regionali. Infatti questi ultimi interventi sono legati all’assunzione di una parte degli oneri finanziari da parte dell’amministrazione comunale, che in genere si fa anche carico di anticipare gli altri importi per poi recuperarli.

A questo si aggiunga che il passaggio di staffetta tra l’amministrazione Vendola e quella Emiliano, con la lunga pausa elettorale, aveva già di fatto creato un cortocircuito con la Regione, privando di fatto di un interlocutore certo gli organizzatori del Talos; cosa questa che, tanto per dirne una, non risulta sia accaduta per la Taranta. A questo punto, in mancanza di un miracolo, non si può fare altro che registrare con amarezza la cancellazione di un festival che in questi anni ha attirato su Ruvo e sulla regione l’attenzione degli osservatori internazionali con artisti di tutto il mondo e giornalisti spintisi a Ruvo sin dall’Australia, dal Canada e dal Sudafrica e un turismo festivaliero che cominciava a produrre risultati di grande interesse.

Per non dire delle spedizioni che hanno portato la banda di Ruvo, con il suo incredibile programma di arie operistiche e musica creativa, a infiammare le platee di alcune delle più prestigiose sale da concerto del Vecchio Continente, dalla londinese Queen Elizabeth Hall alla Berliner Philharmonie e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Oggi tutto questo non conta e il Talos si ferma di nuovo, seguendo le sorti toccate anche alle baresi Notti di Stelle e dimostrando una volta di più quanto sia difficile far radicare le manifestazioni di qualità dalle nostre parti. Una cosa che dovrebbe far riflettere pubblico e operatori, ma soprattutto gli amministratori, a cominciare da quelli di fresca nomina. È questa la Puglia che vogliamo?

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