Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 14:16

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Il Consiglio di Stato: «L’Enel non realizzerà quell’elettrodotto»

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di ANTONIO GALIZIA
POLIGNANO A MARE - «L’elettrodotto Durazzo-Polignano è un’opera transfrontaliera la cui Via (Valutazione d’impatto ambientale) non può essere di esclusiva competenza della Regione Puglia bensì dei due Stati che hanno il dovere di valutare l’opera nel suo insieme». Con queste motivazioni il Consiglio di Stato ha bloccato il progetto di Enel Produzione e ammesso il ricorso del Comune di Polignano a Mare, che si è opposto alle autorizzazioni concesse dal ministero dello Sviluppo economico e dalla Regione Puglia alla società energetica. I giudici di Palazzo Spada (Giuseppe Severini presidente, Maurizio Meschino, Roberto Giovagnoli e Gabriella De Michele consiglieri, Maddalena Filippi estensore) hanno, dunque, bloccato con ordinanza l’intervento per la realizzazione di una merchant-line (linea privata di interconnessione) in corrente continua da 500 kv-500 Mw, sottomarina e terrestre, tra l’Italia e l’Albania, nel tratto compreso tra la nuova stazione elettrica di Casamassima e quella di Porto Romano a Durazzo.

L’approdo era previsto in località San Vito, zona porto turistico, e avrebbe attraversato un tratto di Contrada Grottole, area classificata a «vincolo archeologico e di rispetto dei beni storico-culturali», la riserva naturale dei laghi e della gravina di Conversano, i territori di Mola di Bari, Rutigliano, Turi fino ad approdare nel sito tutelato di Santa Maria di Monticello a Casamassima.

Sin dal primo momento, il Comune di Polignano si era opposto all’intervento, raccogliendo anche il sostegno del Comune di Casamassima, che ha impugnato il progetto davanti al Tar Puglia. Ma quando i ricorsi sono approdati nelle aule giudiziarie, la vicenda si è trasformata in telenovela: le ordinanze, a fasi alterne, hanno bloccato e sbloccato il progetto. Il rimpallo tra Consiglio di Stato e Tar Puglia ha avuto inizio nel 2013, quando il Tar concedeva la sospensiva, motivandola con l’impatto che l’opera avrebbe avuto su turismo e sui siti individuati. Quella decisione superava indenne il vaglio del Consiglio di Stato, che respingeva (luglio 2014; ndr) l’appello cautelare proposto da Enel Produzione. Ma due mesi fa, il Tar riapriva i giochi rigettando nel merito il ricorso del Comune, colpevole di non aver agito con tempestività su un intervento datato 2010. Il sindaco di Polignano Domenico Vitto, impegnato anche nella battaglia contro le trivelle nell’Adriatico, non ci sta e affida all’avvocato Elio Pappalepore un nuovo appello al Consiglio di Stato. Che ieri si è espresso, sospendendo l’intervento e sostenendo che il progetto transfrontaliero dovrà essere valutato in una visione unitaria dai governi italiano e albanese. Vitto però non si fida: «Viste le esperienze passate – afferma - aspettiamo la pronuncia nel merito, anche se non possiamo nascondere che questa prima conclusione ci fa ben sperare. Non si può – dice il primo cittadino della città che nel 2015 si è guadagnata le 5 vele di Legambiente e 8 Bandiere blu – essere per la valorizzazione del turismo, per la salvaguardia dell’ambiente e contemporaneamente permettere di sforacchiarlo a piacimento per realizzare peraltro non un’opera strategica ma un progetto privato».

«Quello che vogliamo ribadire – aggiunge Mimmo Lomelo, presidente della commissione Ambiente del Comune di Polignano – è che il percorso individuato presenta secondo noi forti criticità e nell’ordinanza di sospensiva del 2013 i giudici amministrativi avevano già invitato le parti a individuare un percorso alternativo. Ma con chi lo stabiliamo questo percorso se l’incontro non c’è mai stato? Come non c’è una proposta progettuale alternativa all’approdo a San Vito. Non è mai stata presentata una proposta di variante. Né mai ministero e Regione hanno convocato un tavolo tecnico per vagliare proposte alternative. Come indicato dai giudici».

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