Giovedì 24 Gennaio 2019 | 06:25

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BAR – Sperava di essere operato e magari poter prendere qualche pillola in meno per il suo cuore. Invece gli sarebbe stato negato l’intervento ed eliminata del tutto la terapia cardiaca. A denunciarlo è Adiruo Bartholomew Onyinye, 38 anni, trattenuto nel Centro identificazione e espulsione di Bari. "Vi prego – urla al telefono – non fatemi morire". Adiruo, nato in Nigeria ma in Italia da 24 anni, racconta e documenta "di essere cardiopatico e di avere uno stent". Per questo "assume farmaci salvavita".

Una terapia che, dopo un primo controllo al Policlinico di Bari, sarebbe stata poi "incrementata". Proprio in questa occasione a Bartholomew fu consigliato un "intervento di rivascolarizzazione" perchè, spiega, "lo stent si è chiuso e ho bisogno di un by-pass". Stamattina, però, durante una "visita di controllo al reparto di Cardiologia del Policlinico di Bari", Adiruo racconta di essere stato "visitato in maniera superficiale da un medico" che gli avrebbe "solo misurato la pressione", dicendogli che "non solo non ha bisogno dell’intervento ma non ha neppure bisogno della terapia".

Molto agitato, Adiruo, tornato al Cie, passa al telefono all’ANSA il medico del Cie che dice "di aver visto le cartelle cliniche di Bartholomew e di non essere assolutamente d’accordo" con le conclusioni del medico del Policlinico che gli sono state riferite. "Io – spiega – sono un semplice medico della medicheria del Cie, e quindi per me deve valere quello che dice lo specialista di cui comunque attendiamo la relazione".

Per l’avvocato Guigo Guerra che segue da tempo il caso di Bartholomew, "questa è una situazione paradossale: prima viene autorizzato un intervento e oggi, con un esame più che superficiale, gli vengono tolte pure le medicine. Così morirà, la malattia ce l’ha davvero non se l’è inventata". "Ora - aggiunge – chiederemo le cartelle cliniche per capire che fare".

Bartholomew continua a chiedere aiuto col suo accento romano. E racconta di essere stato sposato "con una donna italiana con cui ha avuto un figlio". Nel 2013 lui e sua moglie hanno divorziato e, "avendo perso la residenza e la stabilità economica – ricorda – quando sono scaduti i miei documenti non me li hanno rinnovati perchè, mi hanno detto, tu non vivi più con tuo figlio". Fino allo scorso due giugno Adiruo viveva in "Austria con un asilo temporaneo per motivi di salute".

Insieme all’asilo, sottolinea, "avevo anche un sussidio: io sono un produttore musicale e mi stavo rifacendo una vita fino a quando la polizia austriaca è venuta alle 7 di mattina a casa e mi ha detto che l’Italia mi rivoleva, promettendo anche al mio referente per l’asilo che non mi avrebbero rimesso in carcere".  Invece Adiruo finisce al Cie di Bari e "qui – dice – morirò se nessuno mi aiuta". "Io – conclude Bartholomew – non voglio stare in Italia, voglio solo uscire da qui e andare a curarmi in Austria dove avevo già fissato il mio intervento".

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