Giovedì 24 Gennaio 2019 | 06:14

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Trivelle, impugnato il decreto ministeriale

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BARI - L’ultimo atto del governatore Nichi Vendola, congedatosi ieri dalla Puglia, è stato l’approvazione in giunta dell’impugnazione, del decreto del MISE (25 marzo 2015) di attuazione dell’art 38 dello Sblocca Italia (articolo che era stato già impugnato). «Con questo provvedimento di impugnazione difendiamo il ruolo delle Regioni nel procedimento di rilascio delle concessioni per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nei nostri mari e sulla terraferma. Non può il Governo - dice Vendola - espropriare le Regioni dell’unico potere di intervento, cioè la mancata intesa, che esse hanno nell’ambito del procedimento di rilascio delle concessioni. Questo non è possibile e non è accettabile».

Alla Camera, intanto, andanva in scena il question time ed è dura la reazione del deputato di FI, Francesco Paolo Sisto, alla risposta sul tema dal Ministero dell’Ambiente. «La beffarda antinomia fra il riconoscimento del Presidente della Repubblica delle numerose bandiere blu al mare di Puglia e l'autorizzazione alle trivellazioni è ancor più ingiustificata alla luce della inadeguata risposta data dal Ministero». La sottosegretaria Velo, a fronte della richiesta di revoca delle autorizzazioni alle trivelle, ha sostenuto - riferisce Sisto - che «allo stato, non vi è rischio significativo di inquinamento ambientale». Per il deputato FI «un'offesa alle nostre bellezze paesaggistiche, ai nostri territori, alle Amministrazioni che invano hanno urlato il loro parere negativo, oltre che - la più grave - all'intelligenza di tutti i pugliesi». Per di più la sottosegretario Velo «ha "scaricato" le responsabilità sul Ministero dello Sviluppo Economico , riducendo il ministero dell'Ambiente a mero organo tecnico: i contendenti si rimpallano, incredibilmente una grande responsabilità, come fosse - attacca Sisto - un drammatico flipper giocato sulla pelle dei cittadini e dell'ambiente». «Sarà dovere dell’amministrazione regionale procedere, come già annunciato da Vendola e da Emiliano, all’impugnazione di fronte alla Corte Costituzionale degli articoli del decreto Sblocca Italia - dice il consgiliere regionale Sergio Blasi - che, forti della riserva statale in materia di politiche energetiche, hanno semplificato l’iter autorizzativo della ricerca e dello sfruttamento di idrocarburi anche off shore, tagliando fuori le autonomie locali da ogni concreta possibilità di incidere». Sarebbe dovere del Governo, invece, «congelare ogni eventuale iter autorizzativo relativo alle richieste di estrazione del petrolio in attesa del pronunciamento della Consulta. Sono troppo alti i rischi di inquinamento derivanti dall’eventuale autorizzazione allo sfruttamento del petrolio dei giacimenti dell’Adriatico».

Intanto i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle incalzano la Regione chiedendo «aggiornamenti sull’eventuale ricorso al Tar» ma anche appellandosi ai sindaci delle zone coinvolte e promettendo una richiesta di accesso agli atti subito dopo l’insediamento. «I tempi sono molto stretti e non c’è tempo da perdere – dichiarano Rosa Barone, Cristian Casili, Mario Conca, Grazia Di Bari, Marco Galante, Viviana Guarini e Antonella Laricchia - occorre impugnare prima di tutto dinanzi al Tar entro il 5 luglio il decreto del MISE oltre ai 9 decreti di autorizzazione (8 per l’adriatico e uno per il mar Ionio) emanati dal MATTM agli inizi di giugno. Riteniamo necessaria una cabina di regia composta da tecnici per coadiuvare gli avvocati in ricorsi così importanti. Ci impegneremo in prima persona – proseguono - ad effettuare subito dopo la proclamazione a consiglieri, un accesso agli atti per visionare tutta la documentazione». Quindi l’appello a tutti i sindaci dei Comuni coinvolti, non solo pugliesi, «affinchè facciano ricorso al Tar anche loro».

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