Martedì 22 Gennaio 2019 | 01:35

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Omicidio Susca: «Assassino spinto da moto disappunto»

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BARI – L'ha seguita per 12 minuti e nei successivi 12 minuti l’ha uccisa "spinto da un moto di disappunto" successivo ad un rifiuto da parte della vittima. Lo scrive il gup del Tribunale di Bari Annachiara Mastrorilli nelle motivazioni della sentenza con cui nel febbraio scorso ha condannato con rito abbreviato alla pena di 30 anni di reclusione il 20enne nigeriano Donald Nwajiobi, accusato dell’omicidio volontario di Caterina Susca, uccisa l’11 novembre 2013 nella sua casa a Torre a Mare.

"Il fatto che prima di scavalcare il cancello ed entrare in casa della vittima sia andato più volte avanti e indietro con fare circospetto – ricostruisce il giudice – dimostra che avesse in animo di porre in essere un’aggressione ai danni della vittima".

Sul movente il gup ritiene che "non può escludersi che l'imputato, nel ricevere una risposta a lui non gradita in merito ad una eventuale richiesta (di lavori, di soldi o di un rapporto sessuale), spinto da un moto di disappunto, abbia voluto avere 'ragionè della donna spingendosi a violentarla e, infine, a ucciderla". Stando agli accertamenti medico-legali, infatti, la vittima ha subito violenza sessuale ed è stata poi strangolata e soffocata. Aggressione dalla quale ha anche tentato di difendersi.

A nulla sono servite, ai fini della concessione delle attenuanti nella quantificazione della condanna, la confessione del delitto fatta dal ragazzo subito dopo l’arresto e la "lettera autografa in cui chiede più volte scusa alla famiglia della vittima e si dichiara pentito di quello che ha commesso", perchè secondo il gup "non avvalorano una reale resipiscenza in considerazione della molteplici lacune e zone d’ombra, nella ricostruzione dei fatti, che appaiono improntate più a un intento utilitaristico che non ad una volontà realmente collaborativa".

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