Giovedì 17 Gennaio 2019 | 10:08

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Bari, sorvegliato speciale «recluso» nella sua auto

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GIOVANNI LONGO
BARI - LongoLa sua casa è una Punto del 2000 che cade a pezzi. Lì dorme da un anno e mezzo con sua moglie e suo figlio di 24 anni. In uno spiazzo in via Maratona, a due passi dall’Arena della Vittoria. Cerca disperatamente un lavoro, ma non riesce a trovarlo. Una storia che assomiglia a tante altre, tutte figlie di una crisi che sembra non volere finire mai. L’unica differenza è che Mimmo, 51 anni, barese, è sorvegliato speciale e ha anche un obbligo di soggiorno. Se viola, solo per fare un esempio, l’obbligo di tornare a casa entro le 22 e il divieto di uscire prima delle sei del mattino, rischia di andare in carcere. Ma come si fa a fare rispettare una prescrizione di questo tipo se il proprio domicilio è un’auto arrugginita che cade a pezzi?

Per la Giustizia il nostro è «pericoloso» da un punto di vista sociale. La Questura sottolinea la «pessima condotta morale e civile», anche in ragione di precedenti di polizia. A guardarlo così, nello studio del suo avvocato che lo assiste gratuitamente (il professionista barese lo aiuta anche economicamente e preferisce mantenere l’anonimato), tutto sembra tranne che pericoloso. Ma non siamo magistrati e ci atteniamo alle carte. Per il Tribunale di Bari, sezione misure di prevenzione, Mimmo è socialmente pericoloso.

«Lavoravo in una ditta di imballaggi ad Adelfia - racconta Mimmo tra vergogna e disperazione -, poi l’azienda è stata costretta a tagliare e mi sono ritrovato senza lavoro». Per mantenere la sua famiglia (la moglie ha da poco subito un importante intervento chirurgico e, durante la convalescenza, si appoggia a casa della madre) si arrangia come può. Fa il parcheggiatore abusivo, spesso davanti ad una clinica privata. «Dottò, a suo piacere», è la frase che rivolge spesso agli automobilisti. Un giorno accade che la sua richiesta viene percepita come minaccia. Arrestato in flagranza viene condannato. Una estorsione da un euro che lui contesta. «Abbiamo impugnato la sentenza in appello», dice il suo avvocato che ha anche fatto ricorso contro l’obbligo di soggiorno e la sorveglianza speciale così difficili da applicare nelle condizioni in cui si trova Mimmo. L’assicurazione è scaduta da due anni. «Non ho i soldi per pagare». Se dovesse essere fermato per un controllo, nella sua condizione di sorvegliato, rischia grosso. «Viviamo grazie alla carità della chiesa e della Croce Rossa. Per andare in bagno e lavarci chiediamo ospitalità ai bar. D’inverno è dura, fa freddo e spesso abbiamo dormito in stazione. Tanti politici mi hanno promesso che mi avrebbero aiutato, tutti sono più buoni quando ci sono le elezioni, poi si dimenticano. Il mio desiderio più grande? Lavorare». 

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