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Il commento
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Dopo l'arresto di settembre
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La storia è una bufala
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«D'Addario denigrata» Tribunale condanna Libero a risarcimento

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La prima sezione civile del Tribunale di Milano ha condannato la Società Editoriale Libero Srl, il direttore del quotidiano e una giornalista al pagamento di 25mila euro come risarcimento danni non patrimoniali nei confronti della barese Patrizia D’Addario, protagonista delle feste nelle residenze dell’ex premier Silvio Berlusconi tra il 20083 il 2009.

Il risarcimento riguarda due articoli dal contenuto diffamatorio pubblicati da Libero nel giugno 2009, quando scoppiò lo scandalo, nei quali la donna, parte civile nel processo escort in corso a Bari, veniva definita "ricattatrice" e causa di una vera e propria "psicosi D’Addario".  Patrizia D’Addario lamentava la "articolata e premeditata strategia volta a denigrare la sua persona dinanzi all’opinione pubblica" in una "indiscriminata e sistematica campagna diffamatoria, con la diffusione di notizie non vere accompagnate da giudizi e commenti critici gratuitamente offensivi". Il tribunale ha parzialmente condiviso le doglianze della signora D’Addario condannando la società editoriale al pagamento dei danni.

"E' indubbio che la diffusione di notizie false e offensive incidenti negativamente sulla reputazione e sull'onore di una persona – scrive il giudice – determini un turbamento e si ripercuota negativamente sulla vita di relazione e sociale". Il Tribunale sottolinea, infatti, la "capacità offensiva" degli articoli pubblicati, "l'enfatizzazione contenuta nei titoli ('Attacco a Berlusconi. Patrizia ricattava il papà di sua figlià del 25 giugno 2009 e 'Bruciata l’auto di Barbara Montereale. E a Bari scatta il terrore di Patrizià del 26 giugno 2009, ndr) e l’eco suscitata dalle notizie diffamatorie". "Patrizia è stata sempre coraggiosa e tenace. – ha commentato il suo legale, l’avvocato Fabio Campese – Sono contento che, un pò alla volta e da più giudici, venga confermata l’esistenza di una campagna diffamatoria mossa contro di lei"

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