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di Antonella Fanizzi

BARI - In quattro giorni sono state visitate 400 persone. Molte di queste hanno ricevuto gli occhiali usati ma ripuliti, sistemati, classificati per fascia di età e distinti fra uomini, donne e bambini e infine consegnati, secondo le differenti prescrizioni, dai volontari. Questa volta ha toccato la Moldavia la missione umanitaria sponsorizzata dalla So.San, l’organizzazione dei Lions per la solidarietà sanitaria.

Tre medici italiani, i dottori Alessandro Mastrorilli, ginecologo di Altamura, Ivo Vulpi, oculista di Bari, e Alfonso Carnevalini, oculista di Viterbo, hanno chiuso nelle valigie strumentazioni all’avanguardia e tanta voglia di fare. Hanno potuto toccare con mano cosa vuol dire operare in ospedali dove manca persino l’essenziale, dove la parola prevenzione non esiste perché non ci sono neppure i soldi per la cura e per l’acquisto delle medicine.

In situazioni di così grave disagio, i deficit della vista sono l’ultimo dei problemi.

«Abbiamo incontrato due sole oculiste che seguono oltre 200mila abitanti», racconta Ivo Vulpi. Ciò nonostante l’esperienza, seppur drammatica per le condizioni di estrema povertà in cui si trova il Paese dell’Europa dell’Est, è stata entusiasmante.

Dice Vulpi: «Nel secondo ospedale per importanza della regione, siamo stati accolti con grande cortesia. I colleghi moldavi eroicamente cercano di fare al meglio il proprio lavoro. Nel reparto di radiologia, però, si effettuano ancora schermografie del torace con uno strumento delle dimensioni di una cabina telefonica che sviluppa radiografie di appena otto centimetri per otto. Il radiologo ha spiegato che sono costretti a eseguire gli esami per la tubercolosi, alimentata dalla povertà. In Moldavia inoltre non esiste la pediatria di base come in Italia. Il medico di medicina generale si occupa di tutto, e il pediatra è incluso fra i normali consulenti in caso di necessità».

Vulpi entra nel dettaglio: «I bambini in età da scuola materna, con importanti difetti della vista, vengono inseriti in asili speciali con personale che stabilisce il programma terapeutico e riabilitativo insieme agli assistenti di oftalmologia».

Uno degli scopi della missione è stato proprio quello di visitare i bambini di Balti, la seconda città della Moldavia. I medici italiani hanno utilizzato un nuovo autorefrattometro computerizzato ad infrarossi per controllare che la correzione ottica fosse idonea. I dati ottenuti sono stati scaricati nel computer della scuola, a disposizione della direttrice. Continua Ivo Vulpi: «Abbiamo controllato 70 bambini in meno di quattro ore. Con gli strumenti manuali sarebbero serviti quattro giorni».

Gli specialisti della So.San. Lions hanno visitato e distribuito gli occhiali pure nel centro «Regina Pacis» di Floresti, una piccola cittadina con poche strade asfaltate dell’entroterra della Moldavia. In questo centro i volontari si occupano del recupero dei bambini a rischio di suicidio per abbandono. I bambini sono segnalati dalle maestre o dalle assistenti sociali. La sfida quotidiana degli operatori è quella di riuscire a regalare una speranza a questi piccoli abbandonati dai genitori che hanno lasciato la Moldavia alla ricerca di un lavoro. I bimbi spesso finiscono sulla strada per chiedere l’elemosina o qualcosa da mangiare.

«La situazione è grave - conclude Vulpi - ed è stato possibile visitare i pazienti perchè il presidente di zona dei Lions Club della Moldavia, grazie ai finanziamenti messi a disposizione dalla nostra associazione e dall’Unione europea, è riuscito ad attrezzare una clinica oculistica mobile. Ci siamo resi conto che la domanda di salute da parte della popolazione indigente viene soddisfatta con grande difficoltà e in ritardo. Il ponte con la Moldavia intanto è stato creato. A novembre torneremo nell’Est europeo con un medico generico, un ginecologo e un internista per fare le ecografie».

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