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 BARI – "Lo dobbiamo fare perchè si tratta di onore". Lo avrebbe detto Vitantonio Fiore, una delle tre vittime dell’agguato mafioso del 19 maggio 2013 al quartiere San Paolo di Bari, parlando con la moglie una settimana prima di uccidere Giacomo Caracciolese, boss del quartiere San Pasquale, ammazzato il 5 aprile 2013. A riferirlo agli inquirenti della Dda di Bari è proprio la vedova di Fiore, la 26enne Giovanna Valentino, da alcuni mesi testimone di giustizia.

Le sue dichiarazioni sono state depositate nel processo con rito abbreviato sui due fatti di sangue, l’omicidio Caracciolese e il triplice omicidio del San Paolo.

La donna, figlia di Giacomo Valentino e Angela Raggi, entrambi collaboratori di giustizia, ha rivelato particolari del delitto Caracciolese, commesso dal marito, poi ucciso in risposta a quell'omicidio. Stando al suo racconto, Caracciolese sarebbe stato ucciso per aver offeso il boss Pinuccio Fiore, padre di suo marito Vitantonio, dicendogli davanti ai clienti del mercato di via Nizza, "gli farò mangiare il carrello in carcere". Inoltre ci avrebbe "provato" con la cognata di Fiore.

"Queste cose un clan non le fa", ha spiegato la donna. Una questione di onore, quindi, punita con la morte. Dopo aver ucciso Caracciolese, Fiore temeva per la sua vita ma diceva alla moglie, stando a quanto riferito dalla donna, "a me solo con il kalashnikov mi possono uccidere" e, infatti, "portava sempre il giubbotto antiproiettile".

Proprio come quella domenica mattina del 19 maggio in cui fu ucciso a colpi di kalashnikov. Per questi fatti la Procura di Bari ha chiesto sette condanne – cinque ergastoli, una condanna a 30 anni di reclusione e un’altra a 3 anni e sei mesi – nei confronti di altrettanti imputati accusati dei due delitti.

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