Giovedì 24 Gennaio 2019 | 09:11

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Scacco al re delle slot machine sequestrati beni per 50 milioni  in 30 anni dichiarati redditi da fame Confiscati limousine e conti a un tarantino

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BAR – E' stata la sproporzione tra il valore dei beni mobili e immobili (50 milioni di euro) sequestrati e quanto dichiarato al fisco da Giuseppe Cassone, presunto re delle slot machine a "fare emergere un quadro indiziario allarmante" che ha prodotto il sequestro preventivo di tutto ciò fosse riconducibile all’imprenditore di Gravina in Puglia, con precedenti penali. Una misura giustificata dalla "pericolosità sociale" dell’uomo "in quanto incline alla commissione di reati che mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica, essendo dedito abitualmente a traffici delittuosi", è detto nell’ordinanza di sequestro del Tribunale di Bari.

Le indagini hanno, così, preso in esame le dichiarazioni dei redditi presentate da Cassone a partire dal 1985 sino al 2012. Il picco, a livello di entrate, si rileva nel 2010 e nel 2011 grazie a redditi provenienti da fabbricati e terreni. E il paradosso è che la ricchezza accumulata si riferisce agli stessi anni in cui Cassone viene, per esempio, condannato per bancarotta fraudolenta, truffa, ricettazione o emissione di assegni a vuoto (per ben 12 volte tra il 1975 e il 1983).

"Dall’esame dei redditi – rileva il provvedimento – si evince chiaramente che il proposto abbia, durante il corso degli anni, dichiarato redditi insufficienti persino per fare fronte alle spese quotidiane della sua famiglia composta da sei persone? Nonostante ciò, Cassone è riuscito, nel corso degli anni e attraverso interposte persone a realizzare svariati investimenti immobiliari e partecipazioni societarie con conseguenti redditi d’impresa".
Quindi l’acquisto di auto di lusso, terreni, immobili in Basilicata (a Bernalda) in Sicilia (una multiproprietà a Letojanni) e partecipazioni societarie diffuse, come "socio occulto", in imprese riconducibili ai figli. E tra le aziende sequestrate alla famiglia Cassone anche la Web tecnology, il cui titolare risulta essere il figlio, azienda leader nella commercializzazione di slot machine.

"Un impero diversificato su vari fronti – ha dichiarato a margine dell’operazione il colonnello Rosario Castello, comandante provinciale dei carabinieri – parliamo di beni immobili sparsi nell’Italia meridionale e di società che commercializzavano slot machine nelle sale giochi di tutta l'area murgiana". Quanto alla commercializzazione delle slot machine, Castello ha aggiunto. "E' certamente uno dei settori in cui la criminalità organizzata, e anche mafiosa, investe i propri proventi illeciti".

I militari hanno sequestrato sei società che si occupano di produzione, commercializzazione e installazione di slot machine e videogiochi, tre società di servizi, un albergo, un ristorante, 12 appartamenti, quattro ville, otto locali commerciali, 14 automezzi e 38 conti correnti.
Le indagini dei militari del Reparto operativo hanno fatto emergere un’evidente sproporzione tra il patrimonio accumulato dall’imprenditore e il reddito dichiarato che, secondo i parametri Istat, non sarebbe bastato nemmeno a mantenere la propria famiglia.

E' stato inoltre documentato che la costituzione e la gestione delle molteplici società riconducibili all’imprenditori erano intestate a familiari o a soggetti che fungevano da prestanome, di fatto realizzandosi una sorta di monopolio nell’area delle Murge.

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