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Scannicchio, ex Unicredit «Tra incudine e martello ma non ho rubato nulla»

Scannicchio, ex Unicredit «Tra incudine e martello ma non ho rubato nulla»
di GIOVANNI LONGO

BARI - Tra il «martello» della banca che gli chiedeva di accontentare i correntisti più facoltosi e «l’incudine» di clienti che si aspettavano rendimenti stratosferici, e che minacciavano di cambiare istituto qualora non fossero stati accontentati fino in fondo. Un inferno quello descritto in un lungo interrogatorio da Michele Scannicchio, ex direttore della filiale Unicredit di viale Giovanni XXIII. L’inchiesta in cui è indagato per truffa, appropriazione indebita e falso, è quella avviata a seguito della denuncia dell’ingegnere Michele Cutolo.

Il professionista - molto noto in città anche per essere il progettista della Cittadella della Guardia di finanza e della Cittadella della Giustizia - credeva di avere su sette conti correnti e su un conto titoli una disponibilità di 167 milioni di euro, a fronte di un trasferimento di danaro di soli 7,5 milioni fatto nel 2005, mentre, invece, risultavano disponibili solo poche migliaia di euro. Forte di una grande disponibilità finanziaria, non rispondente a quella effettiva, aveva staccato un assegno da un milione e 300mila euro per un affare immobiliare a Mungivacca (con l’impresa Debar). Ma la provvista non c’era. Di qui l’amara sorpresa e la denuncia.

Scannicchio aveva chiesto di essere interrogato. Un pomeriggio di questa settimana, l’ex bancario (nel frattempo è stato licenziato, ma pende il giudizio di appello) si è presentato in Procura, assistito dal suo difensore, avvocato Angelo Lerario, convocato dal Pm Francesco Bretone che coordina le indagini dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale di Bari. E ha parlato per tre ore. Scannicchio ha negato anzitutto di essersi mai appropriato di un euro. Anzi ci ha pure rimesso di tasca sua - ha detto - per far risultare a clienti importanti che gli investimenti azionari che lui faceva per conto loro erano fruttuosi.

A suo dire Cutolo, al di là della rendicontazione parallela che Scannicchio ha ammesso di avere redatto falsamente su carta intestata della banca, aveva tutti gli strumenti per conoscere la reale situazione. L’ex bancario ha ripercorso le tappe principali della sua vita professionale in banca. Responsabile del settore private a Poggiofranco, poi spedito a Barletta. Da dove continuava a gestire clienti baresi che si fidavano solo di lui. Tra loro anche i fratelli Rubino, imprenditori triggianesi nel settore olivicolo. E anche loro lo hanno denunciato.

Una vita molto difficile quella descritta da Scannicchio. Stress al lavoro e problemi familiari si accumulano a partire dal 2006. Racconta di aver fatto credere in quegil anni che gli investimenti andavano bene, garantendo guadagni superiori a quelli effettivi. Con parte di un mutuo acceso per comprare casa, copre le prime falle. Con il crac della Lehman Brothers peggiora tutto. Il mercato crolla, Scannicchio viene pressato dai suoi clienti. Gli investimenti producono perdite, ma in rapporto alla situazione dei mercati, sono inferiori rispetto alla situazione generale. A un certo punto non bastano più quei fogli in bianco per rendicontare le somme. Cutolo vuole di più. E Scannicchio lo «accontenta», utilizzando loghi e carta intestata Unicredit.

Da qui risulta che va tutto bene, anche se una postilla avverte: questo documento non ha alcun valore. In realtà dai conti sarebbe emerso che la somma investita era di 5 milioni, non 7,5. Alla fine restano comunque pochi spiccioli. Scannicchio ribadisce: non mi sono appropriato di nulla. «Semplicemente» Cutolo spende i suoi soldi nella convinzione di averne molti di più. La bolla a un certo punto esplode. Le carte arrivano in Procura. Detta così siamo lontani da una «stangata» in salsa barese. Il Pm verificherà se le «spiegazioni» bastano davvero a chiarire tutto questo.

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