Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 03:44

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Cristiani nel mirino dialogo tra le religioni «L’Europa sia aperta»

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di Valentino Sgaramella

BARI - «Europa, abbi il coraggio di uscire dai tuoi orizzonti limitati, dai pregiudizi, dall’egoismo, che diventa incapacità di costruire il domani». Con un accorato appello si è concluso l’intervento del ministro degli esteri italiano, Paolo Gentiloni, al convegno interreligioso dal titolo emblematico nel palazzo della ex Provincia: «Quale futuro per i cristiani in medio Oriente?». Ancora il ministro riferendosi all’Europa: «Abbi il coraggio della verità nel guidare una risposta della comunità internazionale che ristabilisca il primato del rispetto dei diritti e delle minoranze quale precondizione della coesistenza pacifica e dello sviluppo».
L’incontro, organizzato dalla comunità di S. Egidio, è stata occasione per i patriarchi delle comunità cristiane in Medio Oriente, rappresentanti di diplomazie di importanti Paesi europei per lanciare il grido d’allarme sulla esplosiva situazione legata ai conflitti in quell’area geopgrafica. Gentiloni ha esortato tutti gli uomini di fede convenuti nella sala dell’ex consiglio provinciale di Bari, messa a disposizione del presidente della città metropolitana, Antonio Decaro: «le vostre preghiere e il vostro coraggio richiedono la nostra azione».

Gentiloni, al di fuori dell’intervento scritto come da protocollo ha ricordato: «Ho ancora negli occhi la paura delle donne in un campo profughi all’idea di tornare a Mossul o alla piana di Ninive da cui erano state allontanate». Il ministro è stato critico nei confronti dell’Europa: «troppo spesso volgiamo lo sguardo altrove. Lo abbiamo fatto 20 anni fa di fronte all’eliminazione di migliaia di musulmani a Srebrenica, nel cuore dell’Europa a opera delle truppe del gen. Mladic. Lo facciamo oggi coi cristiani d’Oriente». Non ha nascosto la difficoltà di comunicazione: «se si propone di agire contro il terrorismo si viene accusati di volere la guerra. Se ci si adopera in attività di cooperazione a favore dei profughi si viene accusati di spreco dei soldi degli italiani».

Nei diversi interventi del convegno si evocano termini come martirio o genocidio delle minoranze cristiane in Medio Oriente. Andrea Riccardi, che presiede la comunità di Sant’Egidio: «il martirio non è di chi cerca la morte o si dà la morte per uccidere gli altri. Il martirio è quello di chi, pur volendo vivere, non rinuncia alla propria fede e identità. E per questo viene eliminato». Riccardi chiede: «perché? I cristiani sono miti, inoffensivi, laboriosi, abituati a vivere pacificamente con gli altri di diversa religione». L’allarme: «Un mondo sta scomparendo. Un dramma per i cristiani, un vuoto per le società musulmane, una perdita per l’equilibrio del Mediterraneo e per la civiltà». Ha citato la vicenda dolorosissima della piana di Ninive, «bimillenaria terra cristiana da cui sono stati sradicati». E poi la vicenda della Siria, dilaniata da quattro anni di violenza e guerra. «Aleppo sta morendo in un cerchio di fuoco».

Tra gli uomini di fede intervenuti, seduti accanto all’arcivescovo di Bari, monsignor Francesco Cacucci, il primate della chiesa di Cipro Patriarca di Costantinopoli, Crisostomo II: «Il termine jihadista suscita orrore nelle nostre coscienze. I nostri valori sono quelli della pace, libertà, amore, solidarietà, carità». Il Patriarca ha tuonato: «l’Europa sembra a volte dormire profondamente un sonno profondo e non disturbato, posseduta da una pigrizia per quel che riguarda le questioni religiose e spirituali. È ormai tempo di svegliarvi dal sonno». Ha ricordato che dal 1974 «a Cipro i turchi occupano il 38% del nostro territorio e 520 nostre chiese». Per Youssif Mirkis, arcivescovo del patriarcato di Babilonia dei cristiani caldei, «In Iraq si vuole sradicare dalla carta geografica un popolo e una cultura. Si teme un genocidio dei cristiani. Genocidio non limitato solo alla razza ma anche alla religione. Vogliono far scomparire i cristiani».

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