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Bari, caserme dismesse per l’emergenza alloggi

Bari, caserme dismesse per l’emergenza alloggi
di Ninni Perchiazzi

BARI - L’emergenza per la casa non finisce mai. Ci mancava poi l’incedere della crisi economica, pernicioso e prolungato ogni oltre previsione, per far aumentare a dismisura il disperato esercito delle famiglie a caccia di un alloggio pubblico. Il Comune di Bari, epicentro assieme all’ex Iacp (ora Arca) delle incessanti richieste di aiuto che adesso coinvolgono anche buona parte del ceto medio, dispone al momento di oltre tremila appartamenti. Per la precisione sono 3.071 gli alloggi, tutti regolarmente assegnati, tra il territorio cittadino e la provincia. Ma non basta, per cui si cerca di individuare soluzioni alternative come le caserme dismesse e i beni confiscati alla criminalità organizzata.

Una cinquantina di nuove case sono state affidate sin dallo scorso luglio ad altrettante famiglie, ma la graduatoria comunale degli aventi diritto sfiora le duemila unità (sono 1.924 i nuclei familiari in lizza). Intanto il Comune ha siglato un protocollo d’intesa con la Regione e l’Arca con l’obiettivo di acquisire alloggi già realizzati o in fase di ultimazione, per poi assegnarli a canone calmierato a mezzo di apposito avviso pubblico. «Saranno circa ottanta le case da poter distribuire grazie all’intesa con Arca e Regione», spiega il vicesindaco (con delega all’Edilizia residenziale pubblica e al Patrimonio), Vincenzo Brandi nel ricordare anche altre azioni e iniziative prese finora per contrastare la piaga rappresentata dall'emergenza abitativa.

A partire dal bando (in fase di predisposizione da parte del Comune) dedicato alla vittime della cosiddetta morosità incolpevole. Si sta infatti rivelando in pericoloso aumento il fenomeno del numero delle persone incapaci di rispettare le scadenze mensili per il pagamento dell’affitto, che finisce per trasformarsi in una sentenza di sfratto esecutivo. Si tratta di nuclei familiari alle prese con problemi reddituali improvvisi ed imprevisti che determinano ol venir meno della capacità reddituale a causa di licenziamento, malattia od altre forme specificatamente descritte dalla delibera regionale. «La Regione Puglia ha assegnato al Comune 500mila euro proprio per venir incontro alle esigenze di queste famiglie, ma i fondi potrebbero anche essere distribuiti per ricontrattare il canone di locazione rendendolo calmierato», afferma il vicesindaco.

Quindi, una volta pubblicata la graduatoria saranno comunicati al prefetto gli aventi diritto anche ai fini della graduazione degli sfratti, mentre sono anche allo studio ulteriori iniziative che consentano l'acquisizione e la predisposizione di nuovi siti da utilizzare come ricoveri temporanei per l’emergenza abitativa. «Intanto stiamo predisponendo l’avviso pubblico sulla quantificazione del canone concordato (sulla base di accordi con i proprietari, ndr) - spiega Brandi - ma stiamo provando ad individuare altre soluzioni tra proprietà del Comune, Agenzia del Demanio, Agenzia dei beni confiscati e ministero della Difesa (è il caso delle caserme dismesse)».

«Infine stiamo facendo una ricognizione anche ai fini di un’eventuale ristrutturazione dei beni confiscati alla mafia a mezzo, in virtù dei fondi (in fase di assegnazione) messi a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture con un recente decreto», conclude il vicesindaco.

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