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Lavori al Petruzzelli nuova inchiesta sui 13 milioni spariti

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - L’ipotesi madre è nota da tempo: il commissario per la ricostruzione, quell’Angelo Balducci a giudizio per l’ormai famosa «cricca», gonfiò di 13 milioni i costi per l’appalto del teatro Petruzzelli di Bari. La vicenda è il fulcro di un’inchiesta già chiusa, nata a Firenze e poi trasferita a Roma. Ora i «postumi» di quella indagine sono approdati a Bari
Lavori al Petruzzelli nuova inchiesta sui 13 milioni spariti
di Massimiliano Scagliarini

BARI - L’ipotesi madre è nota da tempo: il commissario per la ricostruzione, quell’Angelo Balducci a giudizio per l’ormai famosa «cricca», gonfiò di 13 milioni i costi per l’appalto del teatro Petruzzelli di Bari. La vicenda è il fulcro di un’inchiesta già chiusa, nata a Firenze e poi trasferita a Roma. Ora i «postumi» di quella indagine sono approdati a Bari, i un nuovo fascicolo che mira ad accertare le responsabilità di chi insieme a Balducci spese 42 milioni a fronte dei 29 disponibili: ma per ricostruire il quadro bisogna prima reperire i documenti.

Ed è per questo che il sostituto procuratore di Bari, Domenico Minardi, ha mandato i carabinieri alla Regione e nella sede della ex Provincia (oggi Città metropolitana di Bari) per cercare gli atti con cui furono disposti i finanziamenti che hanno coperto parte del buco di 13 milioni: in particolare, un accordo per erogare 1,3 milioni che «dovrebbe trovarsi» - dice il decreto di esibizione - nella sede di uno dei due enti.

L’inchiesta romana, condotta dai carabinieri del Ros, ipotizza che Balducci tramò - abusando dei poteri di Protezione civile - per far assegnare i lavori alla Sac di Roma e in cambio «otteneva in corrispettivo da Emiliano e Claudio Cerasi (rispettivamente socio di maggioranza e amministratore dellegato della Sac), per il tramite di Anemone (un altro degli indagati) ripetuti finanziamenti finalizzati a produrre opere cinematografiche nelle quali inserire il figlio, Lorenzo Balducci, nel ruolo di interprete». L’inchiesta barese (nella quale ci sarebbe già almeno un indagato) parte da qui e mira a capire, assorbendo a quanto pare anche alcuni esposti piuttosto dettagliati e rimasti in un cassetto per anni, come sono stati utilizzati quei 13 milioni spesi in più: la relazione di Balducci li giustificò con i nuovi lavori antisismici (3,3 milioni), le decorazioni (1 milione), nonchè gli impianti, il rifacimento della cupola e gli arredi per i quali furono spesi 1,3 milioni in più rispetto ai 4 milioni previsti. Dopo che enti locali, Regione e ministero dei Beni culturali misero mano alla cassa, il buco è sceso a circa 6,6 milioni. Le imprese (con la Sac era in Ati la Conscoop, a sua volta rappresentata dall’impresa Barozzi di Altamura) hanno tentato di recuperare i soldi attraverso un decreto ingiuntivo, decreto che è stato recentemente annullato da un giudice civile proprio perché quando dispose i lavori Balducci agì «in assenza di copertura finanziaria». Tanto che a settembre 2014 il Tribunale di Roma ha disposto una confisca di beni a carico di Balducci e dei suoi familiari, cui a gennaio 2014 erano stati sequestrati esattamente 13 milioni di euro.

L’inchiesta di Roma, però, non ha chiarito «come» sono stati spesi quei soldi limitandosi ad ipotizzare - il processo è in corso davanti all’Ottava sezione penale - l’intervento sulle procedure di appalto allo scopo di favorire le imprese amiche per ottenere favori. Su questo il Ros dei carabinieri, delegato dalla Procura di Roma (che a sua volta aveva ricevuto le carte da Firenze) lo scorso anno ha mandato una informativa a Bari. È questa, con ogni probabilità, la scintilla che ha innescato le nuove indagini.

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