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Sud Est, le carrozze d'oro e il treno delle consulenze Il Ros: favori agli amici

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Il filone pugliese dell'inchiesta che ha colpito il cuore del Ministero delle Infrastrutture interessa anche la società ferroviaria pugliese. L’ipotesi: veniva utilizzata per accontentare gli amici. Incarichi anche alla moglie di Giampi Tarantini. Passate al setaccio le consulenze degli ultimi due anni
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Sud Est, le carrozze d'oro e il treno delle consulenze Il Ros: favori agli amici
MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - L’avvocato Angela Devenuto, più nota per essere la moglie di Gianpaolo Tarantini, poi l’avvocato Stefania Maritati, figlia dell’ex senatore ed ex magistrato Alberto, quindi l’avvocato Marcello Vernola, ex presidente della Provincia di Bari. E ancora un avvocato romano, arrestato (poi assolto) per concorso in bancarotta con il Maddof dei Parioli. Il nipote di un alto prelato, monsignor Francesco Gioia, non è insomma l’unico collaboratore delle ferrovie Sud-Est finito negli atti dell’inchiesta di Firenze.

I magistrati toscani, tramite i carabinieri del Ros, stanno infatti passando al setaccio tutte le consulenze degli ultimi due anni: perché l’ipotesi è che la società barese del ministero delle Infrastrutture sia stata utilizzata come camera di compensazione in un sistema di reciproci favori che aveva come fine ultimo la conquista di appalti e incarichi milionari.Va detto chiaramente che nessuno dei consulenti indicati nell’elenco acquisito del Ros è indagato né, al momento, sospettato di nulla: una consulenza non è di per sé un fatto illecito. Tuttavia la verifica disposta dai pm toscani mira a verificare se quelle consulenze (si tratta nella maggior parte dei casi di incarichi legali) siano di importo congruo rispetto alla causa cui si riferiscono: se infatti - è un esempio - un avvocato è stato pagato 80mila euro per un contenzioso che ne vale 10mila, qualche dubbio potrebbe sorgere.

Gli investigatori toscani ritengono che le Sud Est fossero agli ordini di Ercole Incalza: i soldi in contanti che il gip ha valorizzato per negare la scarcerazione dell’ingegnere brindisino sono stati trovati nella sede della Gsf, società che dal 2008 al 2011 ha ricevuto dalle Fse incarichi per 2,5 milioni di euro. Una parte di quei soldi, è l’ipotesi - tutta ancora da provare - potrebbe poi essere stata retrocessa in contanti a Incalza e al suo collaboratore Sandro Pacella (anche lui arrestato).

Secondo la prospettazione di accusa, è il faccendiere Francesco Cavallo (finito in carcere) a darsi da fare affinché il numero uno delle Sud-Est, Luigi Fiorillo (indagato per due episodi di turbativa d’asta), affidi un incarico al nipote di monsignor Francesco Gioia. A presentare Cavallo a Fiorillo è l’imprenditore salentino Roberto De Santis, a sua volta considerato amico del sottosegretario Umberto Del Basso de Caro. De Santis, che non è indagato, per i rapporti con Cavallo, ha subito una perquisizione: gli sono stati sequestrati l’iPhone e il tablet ed è stato acquisito il tabulato telefonico.

De Santis, 57 anni, di Martano, rinviato a giudizio a Milano per illecito finanziamento ai partiti nella cosiddetta inchiesta Penati, pur senza essere indagato appare in molte recenti inchieste in materia di appalti. Ad esempio in quella sulle escort che Gianpaolo Tarantini avrebbe condotto a casa dell’ex premier Silvio Berlusconi perché sperava (almeno questo dicono i Pm di Bari) di entrare nel giro degli appalti di Finmeccanica. Nomi che si ripetono. Lunedì a Bari, nell’udienza del processo escort, ha deposto il colonnello Andrea Di Cagno, che all’epoca condusse le indagini: De Santis, ha detto, «era vicino al senatore Maritati e da lui (da De Santis, ndr) Tarantini sperava di carpire informazioni sugli sviluppi investigativi».

«Domani caffè con io te e Luigi? Si può fare?», chiede Cavallo a De Santis in una intercettazione dello scorso 9 aprile. Di che parlavano? Probabilmente di appalti, secondo il Ros: «Ho parlato... mi sembra bene di quella vicenda, per la molatura», riferisce Cavallo il giorno successivo a Stefano Perotti, l’altro arrestato, che dalle Sud-Est aspirava ad un incarico da 90mila euro per la molatura dei binari. Ma De Santis, sempre secondo le indagini, giocava anche in proprio. «Ho visto Roberto, poi volevo parlarti», dice il 19 marzo Cavallo a Perotti. E poco dopo, sempre Cavallo contatta anche Salvatore Menolascina, imprenditore barese, patron della Cascina: «E allora ci vediamo domani mattina, no per forza, perché ho parlato con Roberto e ti devo parlare». Quella sera, annotano i carabinieri, è in programma una cena con il ministro Maurizio Lupi: «Al nostro amico - dice Cavallo a De Santis - quello di cui stavamo parlando stamattina digli di venire questa sera che è stato invitato». Il Ros non è riuscito a capire di chi si parlasse. E gli interrogatori degli arrestati, secondo fonti investigative, non hanno ancora sciolto il mistero.

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