Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 12:43

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Bif&est, Wajda su Katyn «Mio padre vittima crimine»

BARI - Un viaggio attraverso la sua cinematografia e la sua vita. Sul palco del Teatro Petruzzelli di Bari, in occasione della quinta giornata del Bif&st, il Bari International Film F&stival, è salito in cattedra per la sua master class, il regista polacco. Il racconto della sua vita è partito da «Katyn»
Bif&est, Wajda su Katyn «Mio padre vittima crimine»
BARI – Il pluripremiato regista polacco Andrzej Wajda è il protagonista della quinta master class del Bif&st 2015, il festival internazionale di cinema che si tiene a Bari fino a sabato. Prima della lezione di cinema nel teatro Petruzzelli, è stato proiettato il suo film 'Katyn', capolavoro del 2007 incentrato sulla strage di ottomila ufficiali polacchi da parte della polizia segreta di Stalin nella foresta di Katyn, vicino Smolensk, nel 1940.

In quel tragico evento, che Mosca ammise solo cinquanta anni dopo, al termine della guerra fredda, morì anche il padre del regista. "Ho fatto questo film – spiega Wajda – non solo perchè lì morì mio padre, ma perchè mi è sempre rimasto dentro il ricordo di quando, teenager, guardavo la disperata e inutile ricerca di mio padre da parte di mia madre. 'Katyn' vuole essere un omaggio a quelle donne, ferite profondamente, sole ma coraggiose".

E' 'Generazionè il suo debutto cinematografico nel 1955, che segna la collaborazione con l’attore Zbigniev Cybulski, con il quale girò altri due film, 'Kanal-I dannati di Varsavià (1957) e 'Cenere e diamantì (1958). "Cybulski – racconta il regista - si rifiutò di indossare gli abiti di scena che erano previsti e volle recitare con occhiali scuri, allora rarissimi in Europa, pantaloni e giacca americani e scarpe da tennis. Non forzandolo a cambiarsi capii che potevo essere un buon regista, perchè sul set si è un team e bisogna saper trovare un punto d’incontro".

Wajda, a cui la Fipresci consegnerà stasera la targa di platino del 90esimo anniversario, ha partecipato attivamente anche alla politica del suo Paese, in qualità di senatore. "Quando Walesa decise che nel primo governo di Solidarnosc dovevano esserci solo persone note alla gente – ricorda – non potevo dire di no: alle parole dovevano seguire i fatti. Ero andato anche a Danzica per seguire la rivolta".

"Dopo 'L'uomo di marmò, sul periodo stalinista, mentre ero a Danzica molti mi chiesero perchè non facessi un film anche su Solidarnosc – racconta Wajda – ed è allora che ho pensato a 'L'uomo di ferrò (1981), l’unico film su commissione da me fatto. La censura mi invitò a tagliare 20 frammenti, ma i lavoratori di Danzica e Katovice mi hanno chiesto di non farlo. E così è stato". In 'Walesa-Uomo di speranzà (2014), il regista racconta il leader di Solidarnosc e per questo lavoro ringrazia la scomparsa giornalista Oriana Fallaci. "Inizialmente avevamo deciso di utilizzare solo due frammenti dell’intervista, ma poi, visto anche come Walesa parla meglio, si pavoneggia, con le donne, abbiamo deciso di utilizzarne sette. Grazie Oriana".

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